Diario d'ascolto

Compito del musicologo è scrivere di musica: operazione laboriosa nella misura in cui è chiamata a tener conto della vasta geografia di confronti fra opere, figure, situazioni, istituzioni, ambiti artistici diversi e via dicendo. Per arrivare a mettere a fuoco la singola opera il cammino vi procede dal generale al particolare. In che misura è valido il processo contrario, dal particolare al generale?
È ciò che si richiede (o si dovrebbe richiedere) al critico musicale che agisce sul campo, come testimone diretto della musica eseguita; a colui che non si colloca a distanza di sicurezza (in posizione distaccata alla ricerca del modo che gli permetta di cogliere il più vasto insieme di relazioni possibili), ma a colui che si trova a contatto diretto con chi è incaricato di dare forma sonora alla musica, di farla vivere fisicamente di fronte a una comunità di ascoltanti.
In quel momento coinvolgente si percepisce ancor più l’energia che muove l’opera, e, subendo direttamente sulla pelle ciò che fa vibrare l’intero corpo, è possibile per lo spettatore innescare un processo che, dall’immediatezza di tale esperienza, seguendo dall’interno il diramarsi della costruzione sonora, gli permette di cogliere in modo vivo la sua configurazione formale. Anche in tale prospettiva si può pervenire a decifrare la vasta rete di relazioni in cui la musica si colloca, percependola tuttavia nella dimensione del vissuto, in una maniera che può essere condivisa con gli altri, dall’individuale al collettivo, senza che si affievolisca l’eco della sua vibrante sostanza.
È l’obiettivo che mi propongo in questa serie di schede testimonianti la mia personale esperienza d’ascolto


 

Honegger cinematografico

Arthur Honegger affermava: “Coloro che non sono né direttori di conservatorio, né professori, né giornalisti, né direttori d’orchestra in teatro o alla radio non hanno che un solo sbocco: il cinema”. Così il compositore svizzero rendeva ragione di un’attività che sull’arco di quasi trent’anni l’aveva portato a collaborare musicalmente a trenta film, cinque documentari e due disegni animati.

L'intima religiosità di Boccherini

Apparentemente nell’illustre schiera dei compositori italiani che hanno segnato il destino della musica europea Luigi Boccherini si è ricavato una posizione laterale per quanto riguarda lo sviluppo dei generi strumentali coltivati parallelamente ad Haydn e a Mozart.

Intermezzo tragico

Rappresentato nel 1768 come azione teatrale ad uso di una rappresentazione privata richiesta da una ricca dama francese, Piramo e Tisbe, penultimo lavoro scenico di Johann Adolf Hasse, è subito parso al suo stesso autore come una riuscita inaspettata (“Io la metto tra le cose migliori che ho fatto, tanto più che nel fabbricarla mi son sempre sentito secondato da un estro sommamente favorevole, articolo non indifferente e di cui noi altri compositori non siamo sempre padroni”).

Il sacro di Monteverdi a una svolta

La raccolta di musica monteverdiana, pubblicata da Riccardo Amadino in Venezia nel 1610, è di notevole importanza storica da qualsiasi aspetto la si voglia considerare. L’apparizione abbinata del Vespro e della Messa a sei voci “In illo tempore”, oltre alla presentazione di due opere prestigiose, apre una prospettiva di concezioni artistiche nuove, determinate appunto dalla coesistenza di composizioni tanto diverse uscite dalla mente e dalle mani dello stesso autore. 

La donna nell'opera

Da sempre la storia dell’opera si intreccia con la storia del divismo. Dal momento in cui l’opera intorno alla metà del Seicento diventa un chiaro fatto impresariale, dove le esigenze artistiche si sposano alle necessità commerciali, l’aspetto divistico legato agli interpreti tende a predominare sull’affermazione degli intrinseci valori estetici. 

RIASCOLTANDO LA NONA

Quando si pone mente a Beethoven compositore di sinfonie non si valuta mai abbastanza il fatto che le prime otto furono scritte nell’arco di dodici anni (tra il 1800 e il 1812), mentre l’ultima da sola, oltre ai due effettivi di stesura compositiva (1822-24), copre altri quattro anni e mezzo di attiva gestazione.

Trascrizioni

A testimoniare fino a che punto la trascrizione di un’opera musicale possa prendere il sopravvento sull’originale sta la celebre orchestrazione di Ravel dei Quadri di un’esposizione di Musorgskij.

Debussy: musica come pittura in divenire

Qualsiasi discorso su Debussy tende a ruotare intorno a una categoria extra-musicale, quella dell’impressionismo, sia che esso venga introdotto da coloro che sottolineano un’effettiva parentela tra il compositore francese e determinate esperienze pittoriche a lui contemporanee sia che l’opportunità della sua collocazione in quest’àmbito di relazioni venga negata da altri.

Opera d'attualità

La cosiddetta Zeitoper (opera d’attualità) configura un genere coltivato nei teatri di Germania tra il 1924 e il 1931, così denominato in quanto si distingueva per la materia tratta dagli avvenimenti del tempo e per l’integrazione delle espressioni musicali allora correnti (il jazz, la musica da ballo, ecc.).

Hector Berlioz alla ricerca di uno stile

Tutti coloro che si sono trovati nella condizione di scrivere su Hector Berlioz, chi più chi meno, hanno manifestato un certo imbarazzo nel definire la situazione del musicista.

Bach per voce sola

Tutti sanno di quale linfa si nutra il linguaggio di Bach, indissociabile dal principio contrappuntistico.

L'erratico Lazarus di Schubert

Anche le opere minori possono servire a illuminare la poetica di un artista. Nel caso di Schubert tali opere potrebbero essere quelle teatrali, assommanti a ben diciassette titoli, votati all’epoca sua come oggi al nullo o poco successo, benché essi custodiscano momenti di alta ispirazione.

Karajan l'immortale

Il ruolo assunto da Herbert von Karajan (1908-1989) a partire dall’ultimo dopoguerra fu unico, quello del direttore d’orchestra per eccellenza al di fuori del tempo, facente parte di un olimpo, al di sopra della realtà.

Il Borromeo e la regola musicale tridentina

Da quanto nel 1607 Agostino Agazzari, considerando il grado di trasparenza polifonica della Missa Papae Marcelli, fissò il luogo comune di Palestrina salvatore della musica liturgica a più voci di fronte al tentativo del Concilio di Trento di restaurare l’austera monodia, l’alone leggendario sorto intorno all’aneddotica scoraggiò per molto tempo l’indagine su una vicenda politico-culturale fondamentale sia come rilevamento della lacerazione estetica inferta al corpo dell’espressione musicale cinquecentesca richiamata all’impassibilità di un ordine esaltato nel suo valore statico, sia come manifestazione paradigmatica di un dirigismo la cui severità trova paralleli solo in epoca più recente, nella condizione totalitaria di società rigidamente organizzate.

Nel vortice del valzer

La figura di Maurice Ravel rimane in posizione laterale nel contesto della musica moderna, ma c’è da chiedersi se l’arte del nostro secolo più che ogni altra epoca non si appoggi proprio alle esperienze marginali per acquisire l’indispensabile profondità di prospettiva tracciata a partire dai punti estremi.

Il sacro nel moderno

Dalla funzionalità in cui la pratica musicale religiosa si presentava nel Medio Evo (canto gregoriano), dall’organicità solenne e principesca in cui nel Rinascimento si presentava la polifonia sacra, nei decenni del Barocco la musica di chiesa integrò la componente emozionale ed affettiva derivata dal canto solistico.

Brahms cameristico

Rispetto alla prorompente presenza di Liszt e di Wagner nel panorama musicale romantico dell’Ottocento, Brahms si rivela figura altrettanto programmatica incarnandone il rovescio della medaglia.

Bernstein a Brodway

Tipico esempio di carriera direttoriale americana debitrice dell’immancabile colpo di fortuna – nel 1943 il suo nome appariva su tutti i giornali per aver sostituito Bruno Walter (colpito da malore) alla testa della Philarmonic Symphony di Nuova York, l’orchestra di cui sarebbe in seguito diventato maestro stabile – Leonard Bernstein tradisce più di ogni altro la propria provenienza culturale anche e soprattutto nella composizione.

Lo Stabat mater di Rossini, oltre ogni vincolo

Quanta musica religiosa venisse prodotta dagli operisti italiani dell’Ottocento all’ombra del grande, esclusivistico e frondoso tronco melodrammatico diventa sempre più evidente di fronte all’estesa pratica delle riesumazioni.

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