Il viaggio del vino
Vincenzino Siani

Il vino è il prodotto della fermentazione alcolica dell’uva, frutto della Vite, genere dalle molte specie, alcune di origine naturale altre dovute all’opera dell’uomo.

FUKUSHIMA, DIECI ANNI DOPO
Vincenzino Siani

Venerdì 11 marzo 2011, alle ore 14:46 locali, il Giappone fu scosso da un terremoto di magnitudo 9 sulla scala Richter, con epicentro al largo della costa della regione di Tõhoku, nell’oceano, alla profondità di 30 Km; il sisma più potente mai registrato nell’arcipelago giapponese.

LA LETTERA DI SEATTLE
Vincenzino Siani

Nel 1855, il Governo degli Stati Uniti propose ai nativi pellerossa della tribù Duwamish di acquistare le loro terre situate nell’odierno stato di Washington; il capo indiano Seattle scrisse una lettera al Presidente Pearce in risposta a tale proposIto.

CARNE
Vincenzino Siani

L’ottanta per cento della diversità biologica, oggi espressa nella immane varietà di forme viventi e che si esprimerà in futuro negli organismi che popoleranno il pianeta, abita la profondità delle foreste.

I sensi negletti
Vincenzino Siani

Qualche anno fa, una sera di luglio, in Alta Provenza, percorrevo in auto la strada che dall’Abbazia di Sénanque porta a Aix-en-Provence. Nel buio della notte, un intenso profumo di lavanda invase improvvisamente l’abitacolo dell’auto: avevo intercettato la coda della fioritura stagionale, tardiva e matura, della lavanda; persistente per il tempo breve dell’attraversamento dei campi a coltura confinanti col ciglio della strada.

BOCCACCIO E LA PESTE DI FIRENZE
Giovanni Boccaccio

Dico adunque che giá erano gli anni della fruttifera Incarnazione del Figliuolo di Dio al numero pervenuti di milletrecentoquarantotto, quando nell’egregia cittá di Firenze, oltre ad ogni altra italica nobilissima, pervenne la mortifera pestilenza, la quale o per operazion de’ corpi superiori o per le nostre inique opere da giusta ira di Dio a nostra correzione mandata sopra i mortali,  

THE SNOW MAN
Vincenzino Siani

L’inverno sospeso; fra rami di pini incrostati di neve, ginepri arruffati in cristalli di ghiaccio, il luccichio del sole lontano sugli abeti, il suono dolente del vento che soffia sulle poche foglie di alberi spogli e si estende alla terra gelata, percepito nel niente da chi, egli stesso, è niente. L’incanto della poesia di Wallace Stevens.