L’idea della morte in Dvořák
Carlo Piccardi

Mai musicista così impegnato a sviluppare una civiltà musicale nazionale poté, al pari di Dvořák, godere di vasta fama al di là dei confini del proprio paese. Più del consenso che subito gli arrise nell’area tedesca, nella quale storicamente e politicamente la nazione ceca oltretutto si collocava, è sorprendente il successo che la sua musica ottenne in Inghilterra e più tardi in America, dove nel 1892 si recò per dirigere il conservatorio di Nuova York

La mano sul cuore. Le diverse origini e funzioni degli inni nazionali europei e americani
Carlo Piccardi

Nel 1797, pubblicando le sue memorie, André Grétry notava come nella musica del tempo fosse penetrato un “élan terrible”, un accento di terribilità dettato dalla nuova epoca uscita dalla Rivoluzione francese. Era la sensazione di essersi lasciati alle spalle l’“ancien régime” con tutta la sua cerimoniosità e l’equilibrio rassicurante dei suoi convenevoli e di aver liberato forze misteriose.

ČAJKOVSKIJ DECADENTE
Carlo Piccardi

Pëtr Il'ič Čajkovskij è il tipico autore che non si può ignorare ma che mette sempre in imbarazzo quando sia necessario collocarlo in un contesto storico articolato rispettando le gerarchie e le coordinate della geografia culturale del tempo. Il sospetto del cattivo gusto, dell’espressione morbosa, della platealità degli effetti scoraggia più che mai dal tentativo di riconoscergli quella grandezza che immancabilmente si rivela all’ascolto delle sue sinfonie.

  SINFONIA NUMERO 4 INIZIO

Non è un caso sicuramente che più degli storici e dei musicologi siano stati gli scrittori ad occuparsene. Klaus Mann in Sinfonia patetica (1935) e Nina Berberova in Ciaikovskij (1936) su tracciati diversi hanno ripercorso una parabola umana fra le più tormentate. D’altra parte qualsiasi studio sul compositore non può prescindere dalla sua tormentata e appassionante biografia, come dimostra Čajkovskij. Un autoritratto di Alexandra Orlova (1990) concepito appunto come montaggio preciso e attendibile dei diari, delle lettere, degli appunti autografi del grande compositore, in cui tra l’altro vi è elaborata una nuova interpretazione della morte del musicista, il quale non sarebbe stato vittima dell’infezione di colera ma avrebbe scelto di contagiarsi volontariamente per non essere travolto dall’incombente scandalo della rivelazione della sua omosessualità. 

 C RITRATTO SEPPIA

Una ragione importante della sua emarginazione dalla trattatistica è da individuare nella difficoltà di farlo rientrare nel filone ‘principale’ della musica strumentale europea plasmato dalla tradizione tedesca. D’altra parte, respinto dall’occidente, non lo si può certo riconoscere nell’ambito dei compositori programmaticamente radicati nella tradizione russa, cioè nel Gruppo dei Cinque (Musorgskij, Rimskij-Korsakov, Borodin, ecc.) che lo ritenevano addirittura una sorte di traditore.
In verità, pur subendo palesemente influenze francesi e italiane soprattutto, per la concezione egli si rivela ancor più lontano dai modelli occidentali. Anzi, da posizione indipendente, Čajkovskij riuscì a battere strade nuove e a influenzare a sua volta compositori che lo seguirono. Si pensi a Mahler e al moderno espressionismo. Orbene l’allucinata espressione di Mahler non è nata di punto in bianco e non si fonda esclusivamente sul ceppo germanico. In ciò Mahler, che era di origine boema, si collegava al mondo slavo, alla visionarietà che Čajkovskij aveva interpretato in termini musicali ai vari livelli della propria ricerca, dalla spiritica vicenda de La Dama di picche ai sinistri bagliori della Sesta sinfonia.

 SINFONIA PATETICAP. I. Čajkovskij, Sinfonia no. 6, Patetica, Finale


mahler sinfonia 9 adagio

G. Mahler, Sinfonia no. 9, Adagio

Su questo zoccolo cresceva la consapevolezza dell’individuo in crisi, che la tradizionale lettura di Čajkovskij ha interpretato come esibizione della sua tragica parabola biografica, esaltata senza pudore. C’è voluto molto per capire come il phatos dilagante in ogni piega del suo discorso non fosse il semplice prodotto di un’isteria considerata più come caso clinico che come manifestazione della coscienza dell’epoca. In realtà Čajkovskij fu un artista della crisi, del fine secolo decadente, di quello spazio che via via è stato messo a fuoco come momento organico di civiltà, dove il concetto di decadenza non è da interpretare come semplice fenomeno di transizione da una fase all’altra dello sviluppo culturale, ma come presa di coscienza della sospensione delle logiche di discorso collaudate, e della rivendicazione all’arbitrio individuale delle forze che rendono ragione dell’espressione.

C SEDUTO IN POLTRONA

Così è potuto avvenire che il superamento dei modelli formali operato da Čajkovskij, dalla sinfonia ai lavori teatrali, dal concerto al balletto, facesse del suo opus un laboratorio di soluzioni nuove e irripetibili, dove risultano completamente cancellati i confini tra i generi in una liberazione di pulsioni intorno a cui si coagulano gli aspetti stilistici più disparati, gli innesti più sorprendenti. Quindi non sussiste più ragione di contestargli il diritto di essere annoverato fra i ‘decadenti’, non nel senso di sanzionare il tramonto di una civiltà, bensì di vivere in profondità una crisi capace di prospettare, al di là delle lacerazioni, nuove speranze e nuovi traguardi che avrebbero trovato sbocco nella modernità.

GOLDONI E L'OPERA
Carlo Piccardi

A un’ottantina assommano i libretti d’opera di Carlo Goldoni, scritti per vari compositori (da Vivaldi a Haydn, da Galuppi a Mozart). Se importante fu la riforma a cui sottopose il teatro, non meno importante si dimostra la svolta che i suoi testi per musica rappresentano nell’ambito dell’evoluzione dell’opera comica italiana. Benché a tale ruolo fosse in un certo senso trascinato per necessità (nelle sue Memorie rivela come i profitti della commedia fossero insignificanti in Italia e come non ci fosse che l’opera teatrale a permettere di guadagnare), vi troviamo lo stesso impegno e la stessa direzione di ricerca riscontrabili nelle sue commedie.

IL SECONDO CONCERTO DI ČAJKOVSKIJ: MORIRE PER ECCESSO DI SALUTE
Carlo Piccardi

Esistono cose brutte scritte da grandi autori che più chiaramente dei loro capolavori rivelano il fondamento del loro stile. Uno dei compositori cui meglio si addice questa osservazione è Čajkovskij. Già il suo Primo concerto per pianoforte e orchestra in si bemolle minore op. 23 svela, - proprio nel senso di mettere a nudo - un impianto estremamente ricco di formulazioni tematiche sapientemente distribuite in modo da garantire un equilibrio esclusivamente basato su fonti di energia provenienti dalle acute tensioni sprigionate da melodie sopraffatte dall’effusione sentimentale.

BUON SANGUE NON MENTE
Carlo Piccardi

Per certi versi la storia della musica è anche una storia di famiglie musicali. Il caso più paradigmatico è rappresentato dalla famiglia Bach, al centro della quale troneggia la severa figura di Johann Sebastian, che era predestinato alla musica da almeno un secolo di pratica familiare nei nomi di Hans Johann Christoph, Johann Michael, Johann Bernhard, e che a sua volta fu d’esempio a una schiera di discendenti musicisti, alcuni dei quali si garantirono anche la notorietà: Johann Christian, Carl Philipp Emanuel, Wilhelm Friedemann.

IL DEMOCRATICO EDVARD GRIEG
Carlo Piccardi

Vi sono artisti la cui fama vale come una rivincita. È il caso di Edvard Grieg. Si pensi a come lo giudicava Debussy ad esempio, il quale non si accontentava di distruggerlo sul piano estetico; si accaniva anche contro la sua persona. “Ho potuto vedere il signor Grieg … Di faccia ha l’aria di un fotografo geniale; di schiena, la maniera di portare i capelli lo fa sembrare a quelle piante chiamate soleil care ai pappagallini e ai giardini che fanno l’ornamento delle stazioni di provincia”.

IL MINIMALISMO DI MICHAEL NYMAN
Carlo Piccardi

Michael Nyman fu uno dei primi a usare il termine ‘minimalismo’ (più esattamente ‘minimal music’) nel 1968 sul periodico “The Spectator”, trattando del compositore Cornelius Cardew. Lo introdusse quando, in veste di critico musicale, era chiamato a dare risposte a esperienze che muovevano i primi passi in quella che cominciava a prospettarsi come una svolta nel paesaggio della musica radicale. 

WAGNER E LA SVIZZERA
Carlo Piccardi

Nella storia degli ultimi due secoli la Svizzera fu rifugio a più riprese di personalità e artisti perseguitati. Se la rispettiva scena musicale fa parte dell’internazionalità è sicuramente dovuto anche agli apporti venuti dall’attività in loco di tali personaggi. Per molti (Max Ettinger, Wladimir Vogel, Will Eisenmann, Sándor Veress ecc.) la Svizzera fu la destinazione ultima. Per altri fu un passaggio per altre destinazioni, oppure una parentesi in attesa del ritorno in patria. Cos’abbia rappresentato questa circostanza è quasi inutile dirlo. 

VERDI, ITALIANO ED EUROPEO
Carlo Piccardi

Una lunga vita, un lungo cammino. Il primo aspetto che spicca nell’esperienza di Giuseppe Verdi è senza dubbio l’ampio arco vitale (di quasi nove decenni), in cui si svolge un’evoluzione estetica e stilistica ragguardevole che vede il punto di partenza e quello d’arrivo lontanissimi uno dall’altro. Da Oberto conte di San Bonifacio (1839) a Falstaff (1893) si compie una parabola che di primo acchito non lascia riconoscere i termini come riferibili a uno stesso autore.