MUSICA SOVIETICA
Carlo Piccardi

La storia della musica sovietica, come quella politica, è una storia separata dal contesto europeo. Dopo il primo decennio di illusione rivoluzionaria, che fece per breve tempo credere in una possibile identità di interesse tra radicalismo politico e radicalismo artistico, la musica, più di ogni altra espressione, fu richiamata al principio dell’integrazione sociale, a svolgere la funzione di strumento di conciliazione. Ben note sono le disavventure di Prokof’ev e di Sciostakovic all’inizio degli anni Trenta, dell’autocritica che fu loro imposta al pari degli esponenti del cosiddetto revisionismo o decadentismo borghese.

GIUDITTA PASTA, LA VOCE E LE PASSIONI
Carlo Piccardi

Rivelatasi come cantante rossiniana, nel 1826 Giuditta Pasta vive la svolta con la Niobe di Giovanni Pacini che, nell’interiorizzazione delle sventure che colpirono questo personaggio mitico, mostra la transizione all’area romantica. Nel 1831 ella segna, e ne è nel contempo segnata, il personaggio della Norma belliniana che, nel passaggio di registro da mezzo soprano a soprano, marcò un nuovo passo verso la passione epurata dalle scorie della condizione terrena, innalzata allo stadio del “sublime tragico” come lo stesso Bellini riconobbe.

CIFRA SONORA
Carlo Piccardi

A tutti è capitato, magari senza conoscerne l’origine, di ascoltare l’apertura del poema sinfonico Also sprach Zarathustra di Richard Strauss. Da quando Stanley Kubrick lo impiegò in 2001, Odissea nello spazio (1965), il rombante suono informe che cresce dal caos verso una luce abbagliante si è impresso talmente nell’immaginario contemporaneo che assistiamo quasi quotidianamente alla sua replica come luogo comune cinematografico e negli spot pubblicitari, per attirare l’attenzione degli acquirenti sul senso di mistero che si vorrebbe celato dietro il più innocuo profilo di un’automobile ultimo modello e persino dell’utensile più domestico.

MUSICA IDEOLOGICA: IL CARMEN SAECULARE DI PHILIDOR
Carlo Piccardi

Tutti sappiamo che Mozart compose opere massoniche (Maurerische Trauermusik K 477, ecc.). Sappiamo che il Flauto magico è addirittura un programma della massoneria che, nella solennità ieratica delle scene al tempio di Sarastro, conquista una cifra musicale sua. Più difficile è individuare il percorso che, attraverso almeno un secolo di esperienza, porta a tali esiti di Mozart. Una tappa intermedia può essere individuata nel Carmen saeculare di Quinto Orazio Flacco messo in musica da François-André Philidor, presentato nel 1777 alla Freemason’ Hall di Londra, eseguito nel 1780 a Parigi e innumerevoli volte altrove in distinte cerchie massoniche, fino in Russia per interessamento di Caterina II, dedicataria dell’edizione a stampa: fu lei a pagare le spese della prestigiosa edizione in rame della partitura pubblicata a Parigi nel 1788.

CARMEN BIFRONTE
Carlo Piccardi

Nella storia della musica vi sono opere-manifesto. La serva padrona di Pergolesi lo è per l’opera buffa; Carmen lo è per l’opera realista. Proprio l’opera più fortunata di Georges Bizet è un punto fermo a cui hanno fatto riferimento i successori, i veristi italiani soprattutto. Spesso tale aspetto di esemplarità è diventato riduttivo, per non dire fuorviante. Ciò è sicuramente il caso di Carmen, in cui la nozione operistica ha prevalso sull’originale nozione letteraria

LA PLATEA RITROVATA
Carlo Piccardi

Può il pubblico concorrere alla forma dell’opera d’arte? Nelle manifestazioni di avanguardia, dove esso è implicato piuttosto per subire una provocazione, risulterebbe il contrario. Nell’arte moderna è come se non esistesse, è come se il destinatario fosse un interlocutore a immagine e somiglianza dello stesso artista creatore. Tale condizione è generale per la letteratura, per l’arte figurativa e plastica, non lo è allo stesso titolo per la musica.

L’idea della morte in Dvořák
Carlo Piccardi

Mai musicista così impegnato a sviluppare una civiltà musicale nazionale poté, al pari di Dvořák, godere di vasta fama al di là dei confini del proprio paese. Più del consenso che subito gli arrise nell’area tedesca, nella quale storicamente e politicamente la nazione ceca oltretutto si collocava, è sorprendente il successo che la sua musica ottenne in Inghilterra e più tardi in America, dove nel 1892 si recò per dirigere il conservatorio di Nuova York

La mano sul cuore. Le diverse origini e funzioni degli inni nazionali europei e americani
Carlo Piccardi

Nel 1797, pubblicando le sue memorie, André Grétry notava come nella musica del tempo fosse penetrato un “élan terrible”, un accento di terribilità dettato dalla nuova epoca uscita dalla Rivoluzione francese. Era la sensazione di essersi lasciati alle spalle l’“ancien régime” con tutta la sua cerimoniosità e l’equilibrio rassicurante dei suoi convenevoli e di aver liberato forze misteriose.

ČAJKOVSKIJ DECADENTE
Carlo Piccardi

Pëtr Il'ič Čajkovskij è il tipico autore che non si può ignorare ma che mette sempre in imbarazzo quando sia necessario collocarlo in un contesto storico articolato rispettando le gerarchie e le coordinate della geografia culturale del tempo. Il sospetto del cattivo gusto, dell’espressione morbosa, della platealità degli effetti scoraggia più che mai dal tentativo di riconoscergli quella grandezza che immancabilmente si rivela all’ascolto delle sue sinfonie.

  SINFONIA NUMERO 4 INIZIO

Non è un caso sicuramente che più degli storici e dei musicologi siano stati gli scrittori ad occuparsene. Klaus Mann in Sinfonia patetica (1935) e Nina Berberova in Ciaikovskij (1936) su tracciati diversi hanno ripercorso una parabola umana fra le più tormentate. D’altra parte qualsiasi studio sul compositore non può prescindere dalla sua tormentata e appassionante biografia, come dimostra Čajkovskij. Un autoritratto di Alexandra Orlova (1990) concepito appunto come montaggio preciso e attendibile dei diari, delle lettere, degli appunti autografi del grande compositore, in cui tra l’altro vi è elaborata una nuova interpretazione della morte del musicista, il quale non sarebbe stato vittima dell’infezione di colera ma avrebbe scelto di contagiarsi volontariamente per non essere travolto dall’incombente scandalo della rivelazione della sua omosessualità. 

 C RITRATTO SEPPIA

Una ragione importante della sua emarginazione dalla trattatistica è da individuare nella difficoltà di farlo rientrare nel filone ‘principale’ della musica strumentale europea plasmato dalla tradizione tedesca. D’altra parte, respinto dall’occidente, non lo si può certo riconoscere nell’ambito dei compositori programmaticamente radicati nella tradizione russa, cioè nel Gruppo dei Cinque (Musorgskij, Rimskij-Korsakov, Borodin, ecc.) che lo ritenevano addirittura una sorte di traditore.
In verità, pur subendo palesemente influenze francesi e italiane soprattutto, per la concezione egli si rivela ancor più lontano dai modelli occidentali. Anzi, da posizione indipendente, Čajkovskij riuscì a battere strade nuove e a influenzare a sua volta compositori che lo seguirono. Si pensi a Mahler e al moderno espressionismo. Orbene l’allucinata espressione di Mahler non è nata di punto in bianco e non si fonda esclusivamente sul ceppo germanico. In ciò Mahler, che era di origine boema, si collegava al mondo slavo, alla visionarietà che Čajkovskij aveva interpretato in termini musicali ai vari livelli della propria ricerca, dalla spiritica vicenda de La Dama di picche ai sinistri bagliori della Sesta sinfonia.

 SINFONIA PATETICAP. I. Čajkovskij, Sinfonia no. 6, Patetica, Finale


mahler sinfonia 9 adagio

G. Mahler, Sinfonia no. 9, Adagio

Su questo zoccolo cresceva la consapevolezza dell’individuo in crisi, che la tradizionale lettura di Čajkovskij ha interpretato come esibizione della sua tragica parabola biografica, esaltata senza pudore. C’è voluto molto per capire come il phatos dilagante in ogni piega del suo discorso non fosse il semplice prodotto di un’isteria considerata più come caso clinico che come manifestazione della coscienza dell’epoca. In realtà Čajkovskij fu un artista della crisi, del fine secolo decadente, di quello spazio che via via è stato messo a fuoco come momento organico di civiltà, dove il concetto di decadenza non è da interpretare come semplice fenomeno di transizione da una fase all’altra dello sviluppo culturale, ma come presa di coscienza della sospensione delle logiche di discorso collaudate, e della rivendicazione all’arbitrio individuale delle forze che rendono ragione dell’espressione.

C SEDUTO IN POLTRONA

Così è potuto avvenire che il superamento dei modelli formali operato da Čajkovskij, dalla sinfonia ai lavori teatrali, dal concerto al balletto, facesse del suo opus un laboratorio di soluzioni nuove e irripetibili, dove risultano completamente cancellati i confini tra i generi in una liberazione di pulsioni intorno a cui si coagulano gli aspetti stilistici più disparati, gli innesti più sorprendenti. Quindi non sussiste più ragione di contestargli il diritto di essere annoverato fra i ‘decadenti’, non nel senso di sanzionare il tramonto di una civiltà, bensì di vivere in profondità una crisi capace di prospettare, al di là delle lacerazioni, nuove speranze e nuovi traguardi che avrebbero trovato sbocco nella modernità.

GOLDONI E L'OPERA
Carlo Piccardi

A un’ottantina assommano i libretti d’opera di Carlo Goldoni, scritti per vari compositori (da Vivaldi a Haydn, da Galuppi a Mozart). Se importante fu la riforma a cui sottopose il teatro, non meno importante si dimostra la svolta che i suoi testi per musica rappresentano nell’ambito dell’evoluzione dell’opera comica italiana. Benché a tale ruolo fosse in un certo senso trascinato per necessità (nelle sue Memorie rivela come i profitti della commedia fossero insignificanti in Italia e come non ci fosse che l’opera teatrale a permettere di guadagnare), vi troviamo lo stesso impegno e la stessa direzione di ricerca riscontrabili nelle sue commedie.