LA PLATEA RITROVATA
Carlo Piccardi

Può il pubblico concorrere alla forma dell’opera d’arte? Nelle manifestazioni di avanguardia, dove esso è implicato piuttosto per subire una provocazione, risulterebbe il contrario. Nell’arte moderna è come se non esistesse, è come se il destinatario fosse un interlocutore a immagine e somiglianza dello stesso artista creatore. Tale condizione è generale per la letteratura, per l’arte figurativa e plastica, non lo è allo stesso titolo per la musica.

L’idea della morte in Dvořák
Carlo Piccardi

Mai musicista così impegnato a sviluppare una civiltà musicale nazionale poté, al pari di Dvořák, godere di vasta fama al di là dei confini del proprio paese. Più del consenso che subito gli arrise nell’area tedesca, nella quale storicamente e politicamente la nazione ceca oltretutto si collocava, è sorprendente il successo che la sua musica ottenne in Inghilterra e più tardi in America, dove nel 1892 si recò per dirigere il conservatorio di Nuova York

La mano sul cuore. Le diverse origini e funzioni degli inni nazionali europei e americani
Carlo Piccardi

Nel 1797, pubblicando le sue memorie, André Grétry notava come nella musica del tempo fosse penetrato un “élan terrible”, un accento di terribilità dettato dalla nuova epoca uscita dalla Rivoluzione francese. Era la sensazione di essersi lasciati alle spalle l’“ancien régime” con tutta la sua cerimoniosità e l’equilibrio rassicurante dei suoi convenevoli e di aver liberato forze misteriose.

ČAJKOVSKIJ DECADENTE
Carlo Piccardi

Pëtr Il'ič Čajkovskij è il tipico autore che non si può ignorare ma che mette sempre in imbarazzo quando sia necessario collocarlo in un contesto storico articolato rispettando le gerarchie e le coordinate della geografia culturale del tempo.

GOLDONI E L'OPERA
Carlo Piccardi

A un’ottantina assommano i libretti d’opera di Carlo Goldoni, scritti per vari compositori (da Vivaldi a Haydn, da Galuppi a Mozart). Se importante fu la riforma a cui sottopose il teatro, non meno importante si dimostra la svolta che i suoi testi per musica rappresentano nell’ambito dell’evoluzione dell’opera comica italiana. Benché a tale ruolo fosse in un certo senso trascinato per necessità (nelle sue Memorie rivela come i profitti della commedia fossero insignificanti in Italia e come non ci fosse che l’opera teatrale a permettere di guadagnare), vi troviamo lo stesso impegno e la stessa direzione di ricerca riscontrabili nelle sue commedie.

IL SECONDO CONCERTO DI ČAJKOVSKIJ: MORIRE PER ECCESSO DI SALUTE
Carlo Piccardi

Esistono cose brutte scritte da grandi autori che più chiaramente dei loro capolavori rivelano il fondamento del loro stile. Uno dei compositori cui meglio si addice questa osservazione è Čajkovskij. Già il suo Primo concerto per pianoforte e orchestra in si bemolle minore op. 23 svela, - proprio nel senso di mettere a nudo - un impianto estremamente ricco di formulazioni tematiche sapientemente distribuite in modo da garantire un equilibrio esclusivamente basato su fonti di energia provenienti dalle acute tensioni sprigionate da melodie sopraffatte dall’effusione sentimentale.

BUON SANGUE NON MENTE
Carlo Piccardi

Per certi versi la storia della musica è anche una storia di famiglie musicali. Il caso più paradigmatico è rappresentato dalla famiglia Bach, al centro della quale troneggia la severa figura di Johann Sebastian, che era predestinato alla musica da almeno un secolo di pratica familiare nei nomi di Hans Johann Christoph, Johann Michael, Johann Bernhard, e che a sua volta fu d’esempio a una schiera di discendenti musicisti, alcuni dei quali si garantirono anche la notorietà: Johann Christian, Carl Philipp Emanuel, Wilhelm Friedemann.

IL DEMOCRATICO EDVARD GRIEG
Carlo Piccardi

Vi sono artisti la cui fama vale come una rivincita. È il caso di Edvard Grieg. Si pensi a come lo giudicava Debussy ad esempio, il quale non si accontentava di distruggerlo sul piano estetico; si accaniva anche contro la sua persona. “Ho potuto vedere il signor Grieg … Di faccia ha l’aria di un fotografo geniale; di schiena, la maniera di portare i capelli lo fa sembrare a quelle piante chiamate soleil care ai pappagallini e ai giardini che fanno l’ornamento delle stazioni di provincia”.

IL MINIMALISMO DI MICHAEL NYMAN
Carlo Piccardi

Michael Nyman fu uno dei primi a usare il termine ‘minimalismo’ (più esattamente ‘minimal music’) nel 1968 sul periodico “The Spectator”, trattando del compositore Cornelius Cardew. Lo introdusse quando, in veste di critico musicale, era chiamato a dare risposte a esperienze che muovevano i primi passi in quella che cominciava a prospettarsi come una svolta nel paesaggio della musica radicale. 

WAGNER E LA SVIZZERA
Carlo Piccardi

Nella storia degli ultimi due secoli la Svizzera fu rifugio a più riprese di personalità e artisti perseguitati. Se la rispettiva scena musicale fa parte dell’internazionalità è sicuramente dovuto anche agli apporti venuti dall’attività in loco di tali personaggi. Per molti (Max Ettinger, Wladimir Vogel, Will Eisenmann, Sándor Veress ecc.) la Svizzera fu la destinazione ultima. Per altri fu un passaggio per altre destinazioni, oppure una parentesi in attesa del ritorno in patria. Cos’abbia rappresentato questa circostanza è quasi inutile dirlo.