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  • 22 Settembre 2020 | Gallery

    SHEPARD FAIREY, "3 DECADES OF DISSENT"

      A opera dei curatori della mostra

    La Galleria d’Arte Moderna di Roma ospita dal 17 settembre al 22 novembre 2020 SHEPARD FAIREY / 3 DECADES OF DISSENT, un progetto espositivo esclusivo curato dallo stesso Shepard Fairey, urban artist, tra i più conosciuti al mondo, insieme a Claudio Crescentini, Federica Pirani e galleria Wunderkammern.

     

    Sperimentatore assoluto di linguaggi, stili e messaggi politici tramite l’arte, l’artista statunitense Shepard Fairey (Charleston, 1970) ha voluto creare un concept unico e irripetibile appositamente per la Galleria d’Arte Moderna, presentando un nucleo unitario di trenta sue recenti opere grafiche inedite (2019) - con il quale ripercorre molti dei suoi temi di dissenso, tra cui la lotta per la pace e contro la violenza razziale, la difesa della dignità umana e di genere, la salvaguardia dell’ambiente - in dialogo con importanti opere della collezione d’arte contemporanea della Sovrintendenza Capitolina.

     FIG 1

    Ad aprire l’esposizione, un’opera che ne circoscrive anche il limite temporale dei tre decenni di dissidenza: una copia autografata di HOPE (2008), una delle opere più celebri di Fairey, in cui l’artista ha ridefinito il volto di Barack Obama, creando l’immagine iconica che ha fatto il giro del mondo, simbolo del primo politico di origini afroamericane a ricoprire la carica di Presidente U.S.A.

       OBAMA 4

    I personaggi di spicco dell’attivismo politico pacifista e anti-razzista, la volontà di operare e lottare per la pace del mondo e contro la violenza razziale, la difesa della dignità umana e di genere, la lotta contro la violenza sulle donne e l’infanzia violata, la salvaguardia e difesa dell’ambiente. Questi in breve alcuni dei temi politici della nostra contemporaneità perseguiti dall’arte di Shepard Fairey e rivitalizzati dalle sue opere in mostra, con un’idea base, fare dell’arte la legge del “dissenso” politico privato in funzione pubblica.

    Shepard Fairey (Charleston 1970) è uno degli Urban artist più conosciuti a livello globale, l’ideatore di OBEY GIANT, il cui nome deriva dalla campagna di sticker iniziata nel 1989 quando l’artista era ancora uno studente universitario.
    Fairey espone opere che fanno parte di una serie inedita (2019) con temi, icone e simboli che hanno caratterizzato i tre decenni della sua attività artistica, connotata da messaggi sociali e politici sempre fortemente definiti.
    La potenza iconica di tali lavori viene maggiormente amplificata grazie al dialogo – “interferenze d’arte” le abbiamo chiamate – con alcuni dei capolavori di grandi artisti presenti nelle collezioni d’arte contemporanea della Sovrintendenza Capitolina, selezionate dallo stesso artista insieme al team curatoriale della mostra.
    Un evento unico e irripetibile pensato e progettato dall’artista proprio per la GAM di Roma e che vede per la prima volta Shepard Fairey confrontare i propri temi di “dissenso” attivando percorsi visivi che costituiscono un rinnovato approccio verso la propria arte e verso la storia dell’arte italiana recente. Si genera quindi un'interferenza diretta con vari artisti, tra cui: Claudio Abate, Carla Accardi, Giacomo Balla, Giorgio de Chirico, Fortunato Depero, Renato Guttuso, Fabio Mauri, Pino Pascali, Luca Maria Patella, Fausto Pirandello, Giuseppe Salvatori, Mario Schifano, Scipione, Mario Sironi e Giulio Turcato.
    Inoltre l’arte urbana che caratterizza l’attività di Shepard Fairey è presente attraverso maxi fotografie in bianco e nero che trasportano gli interventi di arte pubblica esterni in uno spazio interno, generando nuovi stimoli di lettura e nuove riflessioni sull’arte di Fairey a confronto con le opere appartenenti alle collezioni della Sovrintendenza Capitolina. In apertura della mostra è esposta una copia autografata di HOPE (1989), una delle più celebri opere di Shepard Fairey, con la quale l’artista ha ridefinito il volto di Barack Obama, creando l’immagine iconica che ha fatto il giro del mondo come simbolo del primo politico di origini afroamericane a ricoprire la carica di Presidente U.S.A.
    Lo stesso Obama, in una lettera a Fairey poi resa pubblica, si congratulò con l’artista con queste parole: “Ho il privilegio di essere parte della tua opera d'arte e sono orgoglioso di avere il tuo sostegno".
    Un riconoscimento ufficiale per un artista che ha, come riferimenti nella sua evoluzione artistica, anche la cultura hip hop e punk rock, così come l’universo degli skateboarder, e che respinge l'impulso di conformarsi a qualsiasi convenzione.
    Shepard Fairey, costruendo la sua pratica su questa filosofia, ne trasmette i valori attraverso messaggi artistici destinati a provocare nello spettatore una risposta critica e politica, invitando il pubblico anche a riflettere sul significato della libertà, concetto che, all'interno del rigido sistema della società contemporanea, è sempre più labile.
    Con una formazione accademica in design, Shepard Fairey elabora il suo stile attraverso lavori grafici per adesivi, poster e matrici, scegliendo di utilizzare una gamma di colori minimalista, un sistema pittorico emblematico, immediato ed efficace, che ricorda le modalità e le tecniche utilizzate dagli artisti del Costruttivismo Russo, e del Futurismo ma anche del Modernismo anglo-americano. Richiami alla Pop Art sono visibili nella composizione dell’immagine, mentre i temi trattati rimandano a questioni socio-politiche, valori umanitari che guidano lo spettatore verso l’assunzione di una posizione civica e politica.
    (Dalla cartella della mostra)

    FIG 2

    Dissenso attivo e puntuale che va a connettersi, per scelta dello stesso artista, con una serie di “Interferenze d’arte”, ossia rapporti - concettuali, tematici, iconografici - che Fairey stesso, insieme agli altri curatori della mostra, ha voluto intenzionalmente creare per la Galleria, facendo dialogare le sue opere e i suoi temi con le opere della collezione d’arte contemporanea della Sovrintendenza Capitolina, costruendo percorsi visivi che tendono a loro volta verso altri e più personali intrecci visuali con i quali il pubblico potrà interagire e confrontarsi. Un concreto bisogno di sfidare visivamente sé stesso e la propria arte con l’arte del suo e del nostro recente passato. 

     ALLESTIMENTO 1

    Da oltre trent’anni l'artista prosegue nella sua missione originale che prevede la creazione di un universo artistico accessibile a tutti, attraverso il quale lo spettatore possa soffermarsi a riflettere. 

      FAIREY SCHEDA INFO