• SCIENZE NATURALI E DELL’UOMO
  • 17 Marzo 2015 | Gallery

    Il Giardino della Musica

      Roberto Braglia, Enrico Luigi Redi, Antonella Canini

    Fra gli Orti Botanici d’Italia, quello dell’Università di Roma “Tor Vergata” è il più grande; sta crescendo in un’area di 82 ettari e rappresenta un esempio di integrazione tra scienza e società civile.

    L’Orto Botanico ha funzione di coscienza ambientale della Città, promuove politiche di piantumazione di alberi, di conservazione degli ambienti naturali, di sensibilizzazione del pubblico ai temi ambientali. Nel corso degli anni, ha istaurato un rapporto speciale con gli abitanti del quartiere apportando competenze di alto profilo a sostegno della comunità per lo sviluppo e la gestione degli spazi verdi e per il sostegno e la riabilitazione di pazienti disabili.

    In tale contesto sta nascendo una serie di collezioni di piante a testimoniare il lavoro istituzionale dell’Orto, ovvero quello della conservazione della biodiversità, ad arricchire il paesaggio e promuovere attività ludiche in ambiente naturale. Nella zona centrale dell’Orto il progetto prevede la realizzazione di una serie di giardini tematici a funzione didattica e ricreativa: tra questi il “Giardino della Musica”, il primo a essere realizzato.

    Il nome di questo giardino deriva dal fatto che tutte le piante messe a dimora vengono utilizzate per la costruzione di strumenti musicali. Il giardino è stato disposto riprendendo lo schema di un’orchestra di musica classica. Troveremo, ad esempio, le piante il cui legno è tradizionalmente utilizzato per la costruzione degli archi esattamente nel settore in cui si posizionano gli strumenti ad arco in un’orchestra classica.

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    Già ricco di numerose specie arboree, il giardino prevede l’inserimento di numerose altre piante di diversa origine e provenienza, prendendo ispirazione anche dagli strumenti più esotici utilizzati da popolazioni di tutto il mondo. A “dirigere l’orchestra” c’è un esemplare di sughera (Quercus suber L.), pianta diffusa in ambienti mediterranei; il sughero prodotto dal tronco di questi alberi è impiegato nella realizzazione dei manici delle bacchette dei direttori d’orchestra, fatte per il resto in fibra di carbonio o in fibra di vetro.

    Nel settore degli archi sono stati messi a dimora, l’abete rosso (Picea abies (L.) H.Karst) utilizzato per le tavole armoniche di violini, violoncelli e contrabbassi e l’acero montano (Acer pseudoplatanus L.), utilizzato per la costruzione del fondo degli strumenti ad arco, anche se occasionalmente sono usati altri legni come il pioppo (Populus nigra L.) o il faggio (Fagus silvatica L.), anch’essi presenti nel giardino

    A. pseudoplatanus

    Sempre tra gli archi troviamo la Cesalpinia gilliesii (Wallich ex Hook.) Wallich ex D. Dietr. dalla quale si ottiene un legno pesante, resinoso e molto elastico, dotato della proprietà di propagare assai velocemente il suono; di questo legno son fatti gli archetti degli strumenti detti appunto archi.

    Nel settore condiviso da pianoforte e arpe troviamo alcune curiosità come ad esempio la presenza di due esemplari di Paulonia (Paulownia tomentosa (Carl Peter Thunberg), Ernst Gottlieb von Steudel) il cui legno è  utilizzato per la produzione di strumenti poco noti e molto particolari: arpe orizzontali chiamate Koto, usate per lungo tempo solamente presso la corte imperiale cinese poi via via più diffuse in tutto il continente asiatico: per questi strumenti furono composti brani come “Rokudan” e “Midare”, oggi considerati dei classici. Il corpo dello strumento è costituito da una cassa armonica, lunga circa due metri e larga tra i 24 ed i 25 cm, costruita, in genere, con legno di Paulonia; su di essa corrono tredici corde di uguale diametro e aventi medesima tensione, ognuna delle quali poggia su un ponticello mobile. La Paulonia oltre a essere impiegata per la costruzione del Koto e del Gayageum, altra arpa orizzontale coreana, produce dei frutti legnosi che a maturità possono essere paragonati a delle maracas naturali grazie alla presenza di semi mobili al loro interno. Questo tipo di strumento naturale è tuttora utilizzato da molte tribù asiatiche.

    I materiali utilizzati per produrre gli strumenti detti “legni”, sono rappresentati nel giardino da un pero (Pyrus calleryana Decne) dal cui legno è prodotto il flauto dolce, dal prugno (Prunus domestica L.), usato per costruire il cornetto e dal larice (Larix decidua Mill.) utilizzato per il corno delle Alpi: il larice, curiosamente, ha appunto distribuzione alpina. Larix decidua Mill. è una conifera appartenente  alla famiglia delle Pinaceae ed è l'unica specie europea del genere Larix presente in Italia. Nella flora italiana spontanea, i larici sono le uniche conifere le cui foglie non sono persistenti (non sono sempreverdi e quindi si spogliano in autunno e inverno) e la loro caratteristica colorazione autunnale giallo-dorata conferisce loro il nome di sorriso delle Alpi.

    Anche nel corpo degli Ottoni, strumenti metallici, è presente un’essenza vegetale: è l’arundo (Arundo donax L.), impiegata per la produzione delle ance, sottili linguette mobili la cui vibrazione genera il suono negli strumenti a fiato.

     

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    Infine, il settore delle percussioni, quello che più ricorre a specie diverse di essenze vegetali. Sono stati messi a dimora la betulla (Betula pendula Roth.) e l’acero canadese (Acer saccharum Marsh.), albero nazionale del Canada dal quale si estrae lo sciroppo d’acero molto zuccherino: i loro legni vanno a costituire grancasse e rullanti. C’è anche un noce (Juglans regia L.) con cui sono prodotte le bacchette usate per le percussioni. Nel giardino vi sono anche due esemplari di alberi dei tulipani (Liriodendron tulipifera  L.), chiamati così in quanto i fiori che produce sono molto appariscenti e simili a tulipani: dal loro legno si fanno chitarre.

    Il giardino, in un futuro prossimo, sarà completato dalla costruzione di una serra tropicale, ambiente in cui sarà possibile ospitare una collezione di ebani (Dyospiros sp.), di mogani (Swietenia sp.) e di palissandri (Dalbergia sp.), essenze tropicali che non potrebbero resistere alle nostre latitudini e il cui legno è impiegato, per la sua durezza, nella costruzione di numerosi strumenti musicali.