• SCIENZE NATURALI E DELL’UOMO, ECOLOGIA
  • 22 Settembre 2016

    La Biblioteca Casanatense

      Iolanda Olivieri

    Un gioiello nel cuore di Roma: la Biblioteca Casanatense.

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    La Biblioteca Casanatense è una delle tre biblioteche storiche pubbliche ubicate nel centro della città di Roma: le altre due sono la Biblioteca Angelica e la Vallicelliana; è quindi una biblioteca statale, appartenente al gruppo delle nove biblioteche romane dipendenti dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Le altre sei biblioteche sono la Biblioteca Nazionale Centrale Vittorio Emanuele II, la Biblioteca di Archeologia e Storia dell’Arte, la Biblioteca di Storia Moderna e Contemporanea, la Biblioteca Universitaria Alessandrina, la Biblioteca Medica, la Biblioteca Baldini.

    Voluta come biblioteca di pubblica utilità dal cardinale Girolamo Casanate (1620 - 1700), deve la sua istituzione ai padri domenicani del convento di S. Maria sopra Minerva, a ciò destinati dal testamento del cardinale. Dotata di rendite e di un ordinamento tracciato dallo stesso Casanate, la biblioteca nel lungo periodo dell’amministrazione domenicana fu pienamente autonoma, rimanendo sempre distinta dalla biblioteca conventuale.

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    Aperta nel 1701, al termine dell’allestimento dell’edificio appositamente costruito nell’area di un chiostro della Minerva su progetto dell’architetto Antonio Maria Borioni, ebbe come primo nucleo la collezione del cardinale Casanate, ricca di oltre 25.000 volumi.

    La biblioteca era collegata con i principali centri del commercio librario europeo e si interessava sia alla produzione corrente che al mercato antiquario, mirando a realizzarsi come biblioteca di cultura universale. Indirizzò quindi i propri acquisti, oltre che alle discipline religiose e teologiche, agli studi di diritto, di storia, di scienza. Primeggiò tra le biblioteche romane per l’illuminata politica degli acquisti e per l’esperta attività biblioteconomica e catalografica, legata soprattutto alla figura del prefetto Giovanni Battista Audifreddi (1714 - 1794).

    Le vicende politiche dello scorcio del secolo XVIII e il periodo della dominazione napoleonica determinarono un arresto nella crescita della biblioteca, oppressa da difficoltà finanziarie e dall’ostilità dei nuovi governanti. Posta sotto il controllo governativo al tempo della prima Repubblica Romana, fu dichiarata biblioteca dipartimentale dal 1810 al 1814, pur continuando ad essere amministrata dai domenicani. intorno alla metà del secolo fu ripreso l’incremento dei fondi e furono condotti importanti lavori di ripristino e consolidamento della biblioteca, che si era già gradualmente ampliata aggiungendo al primitivo “vaso” - l’attuale Salone Monumentale - la fila di stanze lungo via di S. Ignazio.

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    Dopo la presa della città da parte del Regno d’Italia, nel 1872, estesa anche a Roma la legge sulle corporazioni religiose, al prefetto domenicano fu affiancato un funzionario governativo, e per alcuni anni la Casanatense ebbe amministrazione comune con la Biblioteca Nazionale Vittorio Emanuele II, con la quale fu stabilito anche un passaggio diretto attraverso il cavalcavia costruito sopra via di S. Ignazio.

    Nel 1884, conclusasi a sfavore dei Domenicani la lite giudiziaria intrapresa contro il Ministero dell’Istruzione Pubblica per la proprietà dell’Istituto, questo passò definitivamente alla gestione statale.

    Superato il difficile periodo di adattamento alla nuova amministrazione, nei primi decenni del secolo XX la Casanatense potè riprendere un programma di sviluppo alla ricerca di una specifica identità culturale tra le altre biblioteche romane. Accantonato lo schema ormai irrealizzabile di una cultura enciclopedica, indirizzò i propri acquisti oltre che alle tradizionali discipline religiose e teologiche anche agli studi di storia, specialmente per il secolo XVIII, agli studi romani, all’arricchimento della bibliografia per lo studio dei suoi prestigiosi fondi. Proseguì inoltre nella tradizione domenicana di direttori casanatensi illustri per gli studi biblioteconomici e bibliografici, fregiandosi di nomi quali Domenico Gnoli, Ignazio Giorgi e Luigi De Gregori.

    Dal 1975, dopo essere stata amministrata dal Ministero della Pubblica Istruzione, la biblioteca è divenuta Istituto del Ministero per i Beni e le Attività Culturali.

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    La biblioteca possiede oltre 350.000 volumi; di questi circa 60.000 sono ancora oggi contenuti nell’antico Salone Monumentale; i restanti sono distribuiti nei vari depositi dell’istituto, consolidati e provvisti di scaffalature scorrevoli compatte.

    Le raccolte più preziose sono:

    - manoscritti: circa 6.000 volumi per lo più di grandissimo pregio: exultet, codici liturgici, testi medico-scientifici, codici orientali ed ebraici, autografi famosi;

    - incunaboli: circa 2.200 volumi fra cui esemplari unici e prime edizioni;

    - incisioni: circa 30.000 esemplari incrementati dal privilegio goduto sino alla metà dell’800 presso la Calcografia Camerale Pontificia;

    - opere musicali: provenienti in buona parte dalla collezione di Giuseppe Baini, maestro della Cappella Pontificia, e drammi e libretti musicali per circa 7.000 esemplari, autografi e inediti fra cui quelli di Niccolò Paganini;

    - editti e bandi: oltre 70.000 esemplari dal 1550 al 1870, prevalentemente dello Stato Pontificio.

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    La situazione catalografica della Casanatense è particolarmente complessa, come ovvio per una biblioteca storica di tale ricchezza, ma alle normali difficoltà di accesso sopperisce l’Ufficio Informazioni con l’eventuale ausilio dei bibliotecari responsabili dei vari fondi.
    I principali strumenti di ricerca a disposizione degli studiosi sono:
    Catalogo Audifreddi, per autori e titoli (opere a stampa dal sec. XVI al sec. XVIII);
    Catalogo generale per autori e titoli (opere a stampa dal sec. XVI alla produzione corrente);
    Catalogo per soggetti;
    Cataloghi speciali di manoscritti, incunaboli, cinquecentine, araldica, incisioni, ritratti, fondo musicale, fondo teatrale, periodici.

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    Altro fondamentale supporto per l’utente è il sito web che dà accesso alle informazioni sulla Biblioteca, sui fondi, sui servizi; ai cataloghi storici digitalizzati e ospitati sul sito dell’ICCU; al database delle miniature digitalizzate; agli OPAC dell’Indice SBN e del Polo delle biblioteche pubbliche statali.
    L’utenza remota può quindi effettuare on line richieste di prestito, di informazioni bibliografiche, di fotoriproduzioni, di prenotazione del materiale librario antico e di visite guidate.

    Oltre agli ambienti di normale accesso ed utilizzazione per gli utenti (Sala Cataloghi e due Sale di Lettura) la Biblioteca ha un settore “museale”, costituito dal Salone Monumentale, l’antico “vaso” che era appunto la Biblioteca Casanatense, deposito librario e luogo di studio.
    L’immensa sala (60,15 m in lunghezza, 15,30 m in larghezza per circa 15 m di altezza) progettata dall’architetto Antonio Maria Borioni e inaugurata il 3 novembre 1701, rappresenta uno dei primi esempi di moderna architettura bibliotecaria, come è evidente dalla forma, dalle dimensioni, dalla struttura e dalla disposizione delle finestre, posizionate in alto per non interrompere le scaffalature che rivestono totalmente le pareti, sormontate da profonde vele e aperte sotto una volta imbiancata e quasi piatta per consentire un’illuminazione efficace ed omogenea.

    I padri domenicani organizzarono il materiale librario in 27 classi scientifico-biblioteconomiche (sistema classificato) e all’interno di ogni classe stabilirono un’ulteriore divisione per formati: sotto i cartigli si può ancora parzialmente riscontrare la corrispondenza fra materie e libri.
    Negli anni successivi il ‘vaso’ fu arricchito di strumenti scientifici e collezioni naturalistiche, in linea con lo spirito enciclopedico del tempo secondo il quale la biblioteca non si identificava solo nel concetto di ‘librarìa’, ma anche in quello di raccolta scientifico-museale.

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    A seguito del rapido incremento del patrimonio bibliografico fu presto necessario pensare ad un ampliamento del Salone, che fu iniziato nel I717, affidandone l’incarico sempre all’architetto Borioni; ma i lavori, piú volte interrotti, furono completati soltanto intorno al 1725. All’estremità della vasta aula, scaffalata dal pavimento al soffitto con splendide strutture lignee interrotte da un ballatoio, fu posta la statua marmorea del cardinale Casanate, realizzata nel 1708 dallo scultore Pierre Le Gros (Parigi 1666 - Roma 1719) ed inizialmente collocata nel primitivo vestibolo della biblioteca; solo dopo l’ampliamento del Salone ne fu stabilita la nuova e definitiva collocazione nell’abside della sala, sotto un arco ligneo sorretto da colonne di noce scanalate e sormontate da capitelli corinzi.

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    In alto, in corrispondenza della statua, fu collocato il busto in terracotta di S. Tommaso, eseguito da Bernardino Cametti (1682 - 1736). L’elegante decorazione in legno fu progettata dall’architetto Borioni e realizzata dal falegname Marchesi e dall’indoratore Giovanni Cantoni.

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    Ovunque nel Salone, negli arredi, sulle legature e sul materiale librario quale timbro di possesso, ricorre una torre sormontata da una stella a otto raggi: tale immagine, tuttora simbolo della biblioteca, era nello stemma della nobile famiglia Casanate, proveniente dal Regno di Napoli ma di antica origine aragonese.

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    Originariamente al Salone, e quindi alla Biblioteca, si accedeva attraverso una scala elicoidale dalla sagrestia della chiesa di S. Maria sopra Minerva, passaggio che fu chiuso in seguito all’acquisizione della Casanatense da parte dello Stato Italiano; ma sull’antica porta è rimasto il cartiglio che minaccia la scomunica a “chiunque ardisce estrarre o portar fuori qualunque libro, codice, scrittura, quinterno, o foglio” evidenziando il problema delle sottrazioni di materiale dalle raccolte librarie.
    Anche per tale motivo, in occasione dei lavori di ampliamento, le opere manoscritte e rare furono trasferite nella stanza accanto al Salone, denominata Saletta del Cardinale. Nel 1736 furono realizzati gli appositi armadi in radica di noce, il soffitto venne affrescato dal pittore Giovanni Mazzetti con La Gloria di San Tommaso ed oggi vi si conserva l’archivio casanatense, costituito dalle carte del cardinale e dalla documentazione storico-amministrativa della biblioteca.

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    Tornando al Salone Monumentale, tre grandi strumenti scientifici catturano l’attenzione di studiosi e visitatori: la sfera armillare e i due grandi globi, celeste e terrestre.

    La sfera armillare, strumento usato per determinare le coordinate altazimutali di un astro, secondo il modello tolemaico dell’universo raffigura la Terra al centro e, a seguire in ordine di distanza crescente, la Luna, Mercurio, Venere, il Sole, Marte, Giove e Saturno. La sfera armillare in ottone (circonferenza 3,80 m) fu acquistata prima del marzo 1703 per 260 scudi da Girolamo Caccia, poi restaurata e parzialmente modificata da Alessio Salvi.

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    Il globo terrestre e il globo celeste furono realizzati tra il 1715 e il 1716 per la Casanatense da Silvestro Amanzio Moroncelli, abate della Congregazione Silvestrina di S. Stefano del Cacco. Disegnati a inchiostro e dipinti a tempera su supporto di cartapesta, hanno una circonferenza di 4,81 m e un sostegno di legno a base ottagonale alto 58 cm. Il Moroncelli (Fabriano 1652 - 1719) fu celebre cosmografo, geografo e topografo; oltre ai due globi casanatensi, disegnò tra gli altri i globi della Biblioteca Alessandrina di Roma e quelli della Biblioteca di S. Giorgio Maggiore a Venezia.

    Il globo terrestre ha un orizzonte di legno graduato e vi sono indicati costellazioni, mesi e venti; il meridiano graduato è invece in ottone. Le iscrizioni principali sono in latino, le minori e i nomi dei luoghi in italiano; figurano vari disegni di navi, animali marini e la rosa dei venti. Una legenda in latino ricorda le esplorazioni di celebri navigatori, altre in italiano accennano alle più importanti scoperte geografiche. Sul globo celeste compaiono pregevoli raffigurazioni delle costellazioni, ognuna accompagnata da un didascalia con l’indicazione del nome in latino, greco, arabo e nelle varie lingue europee; sull’orizzonte graduato sono indicati il calendario zodiacale e il nome dei venti; anche qui si aggiunge un meridiano graduato in ottone.

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    Nel Salone Monumentale si organizzano abitualmente convegni, conferenze, mostre, concerti, presentazioni di libri, registrazioni cinematografiche e televisive; per tali eventi è possibile ottenere la struttura in concessione d’uso.