• SCIENZE NATURALI E DELL’UOMO, ECOLOGIA
  • 12 Marzo 2026

    NELL'UMIDO TEPORE DELLA LETTIERA

    Non per avventurarsi in possibili voli che le porti lontano, sospinte nell’aria da venti propizi; non per questo si sono evolute le foglie. 

    Le vediamo d’autunno abbandonare i rami nativi e raggiungere il suolo, sinuosamente dondolando nell’aria sospinte da impercettibili refoli o scivolando verso il basso richiamate dalla gravità del pianeta, forza pur modestissima su di loro che quasi non conoscono massa, o anche a volte, sferzate da vigorose raffiche di vento, accatastarsi quiete in intricati cumuli ai piedi delle piante.

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    Per intere stagioni fra marzo e agosto hanno provveduto a generare nutrimenti per la pianta madre e per tutti i viventi; questa la loro funzione, la Fotosintesi: nel loro corpo la clorofilla e altri pigmenti in primavera-estate  hanno utilizzato la luce solare per far reagire l’anidride carbonica dell’aria con acqua risalita dalle radici; da tale processo si sono formati zuccheri che hanno nutrito la pianta madre e, direttamente o indirettamente. tutti gli altri viventi, compresi noi umani. 

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    Poi la luce declinante dell’estate avanzata e i raggi solari più discreti e obliqui di settembre hanno indotto mutazioni nel loro corpo e nelle loro funzioni, ne hanno modificato l’aspetto e le hanno avviate verso il fine vita, il distacco del picciolo dal ramo, il volo verso altri destini e altre funzioni, altre utilità, provvidenziali per quanti trovano origini, ripari e percorsi vitali nell’umido tepore della lettiera, la coltre autunnale di foglie ormai secche interposta fra aria e terreno.

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    Cammino sulla lettiera: un crepitio si leva sotto le mie scarpe che affondano nel cedevole manto fogliare; quando risollevo il piede la mia scarpa trascina con sè foglie di castagno, di quercia rossa, di leccio, di farnia, riflettenti umide la luce, gialle o brune o rossastre, di un verde tenue  o di un intenso marrone violaceo; spesso chiazzate e perforate le pagine dalle azioni di insetti e funghi, tessuti smembrati in alcuni tratti o dissolti dalla ormai discreta permanenza nell’ecosistema della lettiera, queste foglie, recenti vessilli e supporti di essenze vigorose, sembrano voler mantenere memoria e caratteri del tempo glorioso appena trascorso. 

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    La loro forma persiste tuttora e mi consente di assegnare identità botaniche, di registrarne l’appartenenza alla comunità di questo ecosistema umido sviluppatosi in questa piccola oasi sorta intorno al piccolo lago di Origlio, Canton Ticino, area di approdo per queste specie arboree già in tempi lontani da oggi.

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    Umidità e tepore della lettiera favoriscono la degradazione delle foglie, fino alla frammentazione poi alla decomposizione e infine alla dissoluzione della loro materia operata da funghi, fauna edafica e piccoli animali residenti.

    Al degradare autunnale della clorofilla, altri pigmenti si rendono più visibili sulle foglie. Così l’autunno trionfa nel giallo-arancio dei carotenoidi e nel rosso-violaceo delle antocianine, colori un po’ sbiaditi e comunque caldi, raccordati alla luce della stagione, lontani dallo squillo trionfante dell’estate. 

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    In questa palette di colori ogni foglia sembra che, pascolianamente, arda e muoia, spiccando tuttavia e brillando nelle tinte sommesse del novembre inoltrato.

    Foto di Vincenzino Siani