• SCIENZE NATURALI E DELL’UOMO
  • 20 Febbraio 2017

    La Specola vaticana

      Sabino Maffeo, S.J.

    La Specola Vaticana (Osservatorio Astronomico; Istituto di ricerca scientifica direttamente dipendente dalla Santa Sede, ndr) fu fondata da Leone XIII nel 1891 perché “fosse a tutti chiaro che la Chiesa e i suoi Pastori non si oppongono alla vera e solida scienza, sia umana sia divina, ma che l’abbracciano, l’incoraggiano e la promuovono con tutto l’impegno possibile”.

    pope Leo XIII

    Questa decisione fu particolarmente opportuna in quanto, proprio in quel tempo, il direttore dell’Osservatorio di Parigi, ammiraglio Mouchez, aveva promosso un’iniziativa scientifica internazionale avente lo scopo di fotografare e misurare tutto il cielo secondo un piano unitario.
    Il lavoro da fare consisteva nel prendere due serie di fotografie: una, di lunga esposizione, per realizzare una carta fotografica del cielo riproducente tutte le stelle fino alla 14a magnitudine, e una seconda serie, di esposizione più breve, per realizzare un Catalogo Astrografico indicante posizione e luminosità delle stelle fino alla 11a magnitudine.
    La Specola Vaticana, rappresentata allora dal direttore, p. Francesco Denza, barnabita, e dal vice direttore, p. Giuseppe Lais, dell’Oratorio di S. Filippo Neri, entrò a far parte dei 18 osservatori sparsi in vari paesi del mondo che aderirono all’iniziativa.

     Vatican 1929

    Per la Santa Sede, la partecipazione a questo progetto fu, senza dubbio, il mezzo più adatto in quell’epoca per dare alla Specola, fin dall’inizio, e di riflesso al Vaticano, quel tanto di prestigio, in campo scientifico internazionale, necessario per assolvere nel modo più efficace il compito che il Papa le aveva assegnato ufficialmente: favorire al massimo il dialogo tra Chiesa e mondo della scienza.

    Fu così che la Santa Sede acquistò a Parigi il telescopio denominato Carte du Ciel, che fu collocato sulla Torre San Giovanni, situata nel punto più alto dei giardini vaticani.

    Alla morte del p. Denza (1894), la Specola passò alle dipendenze del vicedirettore p. Lais fino al 1898, allorché fu nominato direttore il p. Àngel Rodriguez, agostiniano. Le prime pubblicazioni furono per lo più di indole meteorologica.

    Lais at CdC

    Con Pio X, eletto nel 1903, la Specola fu completamente riorganizzata: nel 1906 fu nominato un nuovo direttore, il gesuita Johann G. Hagen, astronomo di fama, noto soprattutto per i suoi studi sulle stelle variabili. Per dar modo al nuovo direttore di continuare le sue ricerche osservative, nel 1909, sul secondo torrione delle mura leonine, oggi sede della direzione tecnica della Radio Vaticana, fu installato un telescopio visuale di 40 cm di apertura e 6 metri di distanza focale.

    Nello stesso periodo la Specola ebbe in dono una preziosa collezione di meteoriti.

     Canyon Diablo

    Krasnojarsk

    Nel 1921, anno della morte del p. Lais, ebbero termine i lavori di misura delle lastre per il Catalogo Astrografico e nel 1928 ne fu compiuta la stampa in 10 volumi, contenenti circa mezzo milione di posizioni e grandezze di stelle.
    Il p. Hagen si dedicò alla compilazione dello Atlas Stellarum Variabilium, lavoro già iniziato prima della sua venuta a Roma; fece speciali ricerche sulle nebulose lucide e oscure e realizzò originali esperimenti per dimostrare la rotazione diurna della Terra. Altre  pubblicazioni importanti furono: Colori Stellari (1911), La rotation de la Terre, ses preuves anciennes et nouvelles (1911), Die veränderlichen Sterne (1921), A Preparatory Catalogue for a Durchmusterung of Nebulae (1927), The General Catalogue (1928) e, postuma, Rassegna delle Nebulose Oscure (1931).

    Measuring Nuns

    La “Nuova” Specola Vaticana a Castelgandolfo

    Al p. Hagen successe nel 1930 il gesuita olandese Johan Stein, che era stato suo assistente nei primi anni dopo il suo arrivo a Roma.
    La difficoltà di continuare il lavoro astronomico a Roma, a causa dell'illuminazione notturna sempre crescente, fece pensare alla fondazione di una succursale della Specola in Africa, sull'altipiano etiopico. Per questo il p. Stein, col beneplacito di Pio XI, intraprese un viaggio verso quella regione, ma l'evolversi della situazione politica indusse la Segreteria di Stato a richiamarlo mentre era a metà del viaggio. La generosità di Pio XI e il suo interesse per il progresso delle scienze fecero sì che l'idea della succursale si mutasse in quella di un nuovo Osservatorio con sede nel Palazzo Pontificio di Castelgandolfo.

    Postcard

    La “nuova” Specola fu inaugurata nel 1935. Sul Palazzo erano state costruite due cupole per due nuovi strumenti Zeiss: un telescopio visuale per l'osservazione diretta degli astri e un astrografo doppio per la fotografia. Accanto all'Osservatorio fu fondato un Laboratorio di Spettrochimica, la cui direzione venne affidata al gesuita austriaco Alois Gatterer.

     Pius XI Inaug 1935

    Pio XI inaugurò solennemente la “nuova” Specola il 29 settembre 1935, in presenza del suo Segretario di Stato, il cardinale Pacelli, del cardinale Bisleti, di un gran numero di dignitari ecclesiastici e laici e di scienziati.

    Nel suo discorso, detto, come era suo solito, a braccio, il S. Padre ebbe elevate parole in lode dell’astronomia, scienza che, come egli disse, più di ogni altra richiama alla religione: "... quello che Noi qui facciamo non è soltanto un imitare e continuare, secondo la misura Nostra, il mecenatismo non mai abbastanza lodato di tanti nostri illustri antecessori; non è soltanto assicurare, e nel presente e nell’avvenire, come essi hanno fatto per il passato colla tacita eloquenza dei fatti, assicurare, dicevamo, alla Fede e alla Religione quella implicita, anzi esplicita, apologia che rifulge ed è più che mai persuasiva ogni volta che l’ossequio della fede  si mostra unito in fraterno amplesso al culto della Scienza. Ciò che qui facciamo non è soltanto tutto questo, ma anche e più propriamente, riprendere uno dei fili più belli e più preziosi della storia del Pontificato Romano; il filo dei suoi rapporti multisecolari con la scienza degli astri, questa scienza che Ci sembra potersi dire con verità di natura sua religiosa, come l’anima umana è naturalmente cristiana, secondo la geniale parola di Tertulliano. Da nessuna parte del Creato viene infatti più eloquente e più forte l’invito alla preghiera ed alla adorazione. “Vidimus stellam eius et venimus adorare eum”, dicono gli antichi savi ai quali gli astri si erano fatti nunci della venuta di un Dio sulla terra. ... A noi stessi, dilettissimi figli, in questa inaugurazione, diciam così, astronomica, sembra di compiere, a nome di tutta la Chiesa, un atto del Nostro ministero sacerdotale. Con felicissimo pensiero il titolare della nuova Specola, il p. Stein, ricordava la breve ed imponente iscrizione destinata da Pio IX all’Osservatorio Pontificio della Romana Università al Campidoglio da lui fatto costruire: “Deo Creatori”. Non facciamo se non entrare nel solco luminoso aperto dal Nostro glorioso antecessore, non facciamo che esprimere intero il suo pensiero, dicendo a Nostra volta e scrivendo sulla nuova Specola Vaticana: “Deum Creatorem venite adoremus”.

    Venite, adoriamo Dio Creatore! Questo invito che, inciso sul candore del marmo, risplende sul muro sud della cupola del doppio astrografo Zeiss, è stato un continuo incitamento agli astronomi che per anni si sono recati al lavoro notturno, e continua ad essere stimolo per i visitatori che vengono ad ammirare la grandiosa opera di un Papa promotore ed entusiasta delle scienze.

    Double Astrograph open dome

    Con la rifondazione della Specola a Castelgandolfo Pio XI stabilì che essa, per la parte amministrativa, costituisse una Direzione del Governatorato della Città del Vaticano e che la sua gestione fosse affidata alla Compagnia di Gesù; sicché, da allora, è stato sempre compito del Generale della Compagnia proporre al Papa la nomina del direttore della Specola e destinarvi un adeguato numero di gesuiti scienziati. Il padre generale di allora, W. Ledóchowski, venne subito incontro alle richieste di collaboratori, fattegli dai pp. Stein e Gatterer, destinando alla Specola un certo numero di confratelli. Si raccolse così, tra il 1933 e il 1940, una comunità internazionale di otto padri e quattro fratelli coadiutori: essa rappresentò e rappresenta tuttora l'unico esempio di un gruppo di gesuiti dedicati al lavoro scientifico alle dirette dipendenze della Santa Sede.

    Nel 1942 fu trasferito a Castelgandolfo l’astrografo destinato alle fotografie della Carta del Cielo, rimasto fino allora in Vaticano; per la sua sistemazione fu costruito un nuovo edificio nei giardini pontifici di Villa Barberini. Più tardi, accanto a questo, fu installato un nuovo, grande telescopio fotografico del tipo Schmidt, che fu inaugurato da Pio XII nel 1957.

     carte du Ciel modern

    Tra i lavori principali svolti alla “nuova” Specola citiamo: la pubblicazione degli ultimi due dei nove volumi dell'Atlas Stellarum Variabilium del p. Hagen (1941); la continuazione e il completamento delle fotografie per la Carta del Cielo (1955); la classificazione di un gran numero di stelle variabili, note come Variabili Vaticane.
    Nel 1946 fu scoperta una cometa, chiamata Timmers, dal nome del fratello gesuita olandese che per primo la notò sulla lastra fotografica. Dal p. Daniel O’Connell, succeduto al p. Stein nel 1952, prende il nome un effetto da lui scoperto in alcune stelle variabili a eclissi. Lo stesso p. O’Connell, che per diversi anni fu anche presidente della Pontificia Accademia delle Scienze, fece uno studio originale sul fenomeno meteorologico del "raggio verde", pubblicandone per primo un volume corredato di ottime fotografie a colori riprese dal suo collaboratore fr. Karl Treusch.
    Argomenti principali di ricerca furono: materia interstellare; distribuzione delle stelle dei diversi tipi spettrali; stelle con righe di "emissione H"; criteri di classificazione spettrale e criteri di luminosità; moti propri; posizione e fotometria di stelle in ammassi aperti; stelle al carbonio; metallicità delle atmosfere stellari; polarizzazione della luce emessa dagli oggetti celesti; nubi oscure galattiche; stelle doppie magnetiche compatte.

     Star Trails

    All'inizio degli anni 70, dovendosi cercare in Italia un sito più adatto per il telescopio Schmidt a causa dell'accresciuto inquinamento da luce artificiale, fu fatta una ricerca che portò alla pubblicazione di una Carta fotometrica dell'illuminazione artificiale per tutto il territorio italiano.

    Il Laboratorio di Spettrochimica, attivo fino al 1976, si procurò molta fama tra gli specialisti sia con la produzione di otto Atlanti di spettri atomici e molecolari, sia con la fondazione della rivista Spectrochimica Acta.

    Quanto agli atlanti, tale fu il successo e l'accoglienza da parte degli spettroscopisti, che gli autori furono pressantemente richiesti di produrne di nuovi per coprire le forti lacune esistenti nel settore. Così dal 1935 al 1949 fu prodotto l'Atlante, in tre volumi, delle cosiddette Righe Ultime di 73 elementi chimici.

    Il dott. William Meggers, direttore del reparto spettroscopico del National Bureau of Standards di Washington, lo giudicò “il più colossale contributo all'analisi spettrochimica degli ultimi anni” e ancora: “[...] tutti gli atlanti spettrali vengono ora eclissati dall'Atlante delle Righe Ultime [...] senza dubbio una pubblicazione monumentale, un eccellente esempio di una splendida tecnica di stampa, una magnifica collezione di carte e tabelle spettrali, un'indispensabile opera di consultazione per tutti i laboratori spettroscopici”.

    Quanto alla rivista Spectrochimica Acta, essa fu pubblicata, prima della II guerra mondiale, dalla Julius Springer Verlag di Berlino, e dopo, dalla Pergamon Press di Oxford: case editrici ben note per le pubblicazioni scientifiche. Ancora oggi questa rivista è riconosciuta come quella di maggior prestigio nel suo campo.

      Paul VI finder 1

    Purtroppo, con la morte del suo ultimo direttore nel 1976, il Laboratorio venne a trovarsi del tutto sprovvisto di personale. La difficoltà di trovare nuovi specialisti e il profilarsi dell'apertura di una nuova sede di lavoro a Tucson, in Arizona (USA), indussero i superiori alla decisione di chiuderlo.
    È doveroso ricordare che il Laboratorio Astrofisico, nei suoi 40 anni di vita, seppe acquistarsi fin dagli inizi un posto eminente nel novero di simili istituti. Anche se lo scopo originario dell'esame sistematico della collezione delle meteoriti rimase sempre in secondo piano, resta il fatto che i lavori compiuti non furono meno importanti ai fini della ricerca scientifica.

    Nel 1973, alla preziosa collezione di meteoriti fu aggiunto un frammento di roccia lunare, dono del Presidente degli Stati Uniti, R. Nixon, al Papa Paolo VI.

    La Specola Vaticana oggi

    A partire dagli anni 80, sempre a causa dell'eccessiva luminosità del cielo notturno a Castelgandolfo, la Specola aprì una sede dipendente a Tucson, Arizona. La stretta collaborazione del p. George Coyne, direttore della Specola dal 1978 al 2006, con l’Osservatorio Steward dell'Università di Arizona e la realizzazione della Vatican Observatory Foundation (VOF), dovuta alla generosità di alcuni cattolici degli Stati Uniti, hanno permesso alla Specola di poter disporre, dal 1995, di un Telescopio di Nuova Tecnologia, con specchio di 1,83 m di diametro, installato sul Monte Graham, a circa 3200 metri di altitudine.

    Gli astronomi della Specola trascorrono quindi buona parte dell’anno a Tucson per le osservazioni e le ricerche, mentre a Castelgandolfo resta la sede della direzione, della biblioteca, dei calcolatori e del museo. Qui, scienziati della Specola e scienziati ospiti svolgono ricerche sui dati osservati, studi teorici e storici.

    Lo sdoppiamento della sede tra Castelgandolfo e Tucson, segna, nella storia della Specola, l'inizio di un nuovo corso, caratterizzato da una collaborazione internazionale sempre più ampia e a vari livelli, per la quale il lavoro degli astronomi del Papa si svolge oggi, molto più che in passato, su base mondiale. Mentre infatti, da una parte, l'inserimento a Tucson ha favorito, grazie al nuovo telescopio, sia l'impegno degli scienziati della Specola nella ricerca vera e propria, sia la collaborazione con i prestigiosi istituti lì presenti, dall'altra, contrariamente a quanto si poteva pensare, si è sviluppata, soprattutto a Castelgandolfo nei mesi estivi, una nuova intensa fioritura di iniziative a carattere internazionale come non era mai avvenuto in passato: dalle conferenze internazionali alle scuole estive, dalle pubblicazioni di soggetto strettamente astronomico a quelle sui rapporti scienza-fede o di storia della scienza, con particolare riguardo agli studi galileiani; dalla fondazione della VOF alla concessione di borse di studio a favore di studenti di paesi in via di sviluppo.

    Quanto alle conferenze, va ricordata in particolare quella interdisciplinare del 1987 a commemorazione del terzo centenario dell’opera di Newton. Non solo fu lo stesso Giovanni Paolo II a volere che essa fosse organizzata dalla Specola, ma - fatto del tutto singolare - lo stesso Pontefice inviò al direttore, p. George Coyne, un importante messaggio sui rapporti tra scienza e fede da pubblicarsi come introduzione al volume degli Atti della conferenza stessa.

    Una menzione speciale merita anche l’iniziativa delle scuole estive. Dal 1986, ad anni alterni, la Specola ha organizzato 11 scuole estive di astronomia, della durata di un mese, per 25 studenti laureandi o appena laureati in astronomia, scelti in base a un concorso e con notevoli facilitazioni economiche per quelli provenienti da paesi in via di sviluppo. Scopo dell’iniziativa è offrire a questi studenti un’occasione privilegiata, sia di approfondire alcuni argomenti dei loro studi astronomici sotto la guida di altri docenti, sia di stringere nuove amicizie professionali con professori e studenti in ambito internazionale, in modo da ricavarne quegli stimoli di incoraggiamento e di entusiasmo di cui i giovani hanno particolarmente bisogno al momento di iniziare la loro carriera.

     Chassigny

    Per la Specola, il riunire nello stesso territorio pontificio un gruppo di studenti appartenenti a paesi, culture e religioni diverse, significa non solo creare un’occasione per manifestare la sua sollecitudine per l’ecumenismo e la promozione umana in genere, ma soprattutto dare una testimonianza particolarmente aggiornata di fedeltà alle parole programmatiche con le quali, più di un secolo fa, Leone XIII motivava la fondazione della Specola.

    Si può dire che il nuovo corso rappresenta il modo con cui, oggi, gli uomini della Specola sintonizzano lo stile della loro attività con quello della Chiesa che, soprattutto dopo il Concilio Vaticano II, considera il dialogo con tutte le genti uno degli strumenti principali del suo apostolato. E la Specola, come fu voluta fin dalla fondazione, è essenzialmente, ancora oggi, strumento di dialogo tra Chiesa e mondo della scienza.

    Questo scopo della Specola Vaticana fu ben sintetizzato dal Papa Giovanni XXIII quando disse  ad uno dei suoi astronomi: "Due sono i compiti che vi sono assegnati: uno è quello di spiegare il mondo della scienza alla Chiesa Cattolica; l’altro è spiegare la Chiesa Cattolica ai vostri colleghi scienziati".

    Così, oggi come in passato, i gesuiti della Specola, mediante l’attività che svolgono a servizio diretto della Santa Sede, si sforzano di assolvere una duplice missione: da una parte continuare ad assicurare che il clero cattolico, in grande maggioranza impegnato nell’azione pastorale, non resti tagliato fuori, come gruppo, dal contatto diretto con i metodi e con il linguaggio della scienza moderna a livello di ricerca; dall’altra, essi vedono in questa attività uno dei modi di rispondere alla missione specifica, affidata alla Compagnia di Gesù dagli ultimi Pontefici, di far fronte alle molteplici forme dell’ateismo contemporaneo.

    Nakhla