• SCIENZE NATURALI E DELL’UOMO
  • 22 Agosto 2017

    Italia: geologia e vini

      Maurizio Parotto

    Pubblichiamo, in due articoli distinti, la monografia breve di Maurizio Parotto su "Vini d'Italia e geologia". Seguirà un terzo articolo sui rapporti fra terroirs della Toscana e Brunello di Montalcino.

    «Benché negli ultimi decenni siano state pubblicate numerose opere sui vini, nessuna di esse si è interessata in modo preciso e sistematico ad esaminare le relazioni tra vigneti e terreni su cui vivono».

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    Questa prospettiva si può invece affrontare «percorrendo vari itinerari che permettano di osservare nello stesso tempo i vigneti e il sottosuolo profondo, cioè le rocce dalla cui alterazione ha preso origine il suolo che nutre quei vigneti. E questo con l’aiuto di esperti che sono insieme geologi ed enologi. 
    Il legame tra geologia e vino non appare sempre di primo acchito, poiché la vigna può adattarsi a quasi tutti i tipi di terreni se il clima è temperato. Tuttavia questa relazione esiste e […] il sottosuolo ha un suo ruolo nella qualità del vino prodotto».

    Le frasi che abbiamo riportato sono tratte dalla presentazione e dall’incipit di uno splendido libro pubblicato in Francia nella prima metà degli anni ’80 e seguìto da più edizioni, anche in inglese, curate dal prestigioso Boureau delle ricerche geologiche e minerarie (Terroirs et vins de France. Itinéraires oenologiques et géologiques).

    Un libro che è stato una specie di sfida per noi italiani, che vantiamo una cultura enologica di lunga tradizione... La sfida è stata raccolta nei primi anni 2000 da un gruppo di geologi italiani, che, in occasione del 32° Congresso Internazionale di Geologia, tenuto a Firenze nel 2004, hanno offerto alle migliaia di partecipanti di tutto il mondo un volumetto intitolato Italian wines and Geology. Il libro riprendeva i concetti di fondo della pubblicazione francese e presentava vini e vigneti italiani nel loro contesto geologico, in una rassegna che percorreva l’Italia regione per regione.

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    Dalla storia geologica, suoli per i vigneti

    La vite è una pianta molto particolare, che per crescere bene e dare buoni vini ha bisogno di un clima caratterizzato da forti escursioni termiche stagionali, con inverni freddi ed estati calde. Deve crescere in posizioni ben soleggiate: l’uva non matura bene se non è esposta adeguatamente ai raggi del sole. Deve avere un terreno ben drenato, arieggiato, meglio se con una certa pendenza.

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    La storia geologica è pure importantissima, in quanto da essa deriva la configurazione del terreno (montuosa, collinare, pianeggiante) e, quindi, il paesaggio geologico, con le sue diverse pendenze e con la diversa natura delle rocce che affiorano. Quest’ultimo è elemento di particolare importanza.
    Le rocce “in posto”, che si possono vedere bene in una cava o in un taglio stradale, si sono formate anche parecchi milioni di anni fa e sono il sottosuolo, che è ricoperto, con spessori che vanno dal millimetro a vari metri, dal suolo.

    Quest’ultimo può comprendere, tra l’altro, accumuli di materiali non consolidati, erosi e trasportati, che formano la “copertura superficiale” (materiali sabbiosi, argillosi, ciottolosi ecc.), la cui origine risale in genere alle ultime centinaia di migliaia di anni.

    Il suolo in realtà è ben più di una semplice copertura: come insegna la pedologia (lo studio dei suoli), esso è il prodotto dell’interazione tra gli elementi minerali del sottosuolo (liberati dall’alterazione fisico-chimico-biologica delle rocce in posto), l’attività biologica (piante e animali) e le pratiche correnti di coltivazione, che rielaborano in genere il primo mezzo metro di spessore del terreno, conferendogli una grande variabilità locale.

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    Il legame tra rocce e suoli che da esse derivano, da un lato, e vini che se ne possono ricavare, dall’altro, è ormai in molti casi evidente; meno chiari sono i meccanismi biochimici che entrano in gioco in questo «passaggio». Se da tempo è stato messo in evidenza il ruolo di certi elementi chimici (come potassio, manganese, magnesio) nello sviluppo e nella produttività di una vigna, non sono ancora ben chiari i fattori che influiscono sul tipo e sulla qualità di un vino.

    In ogni caso, accanto ai tipi di vitigni (in Italia se ne elencano oltre 350 autoctoni) e alle condizioni climatiche, un elemento fondamentale nel determinare la «vocazione enologica» di un territorio e la «personalità» di un vino è il suolo di impianto della vigna, che acquista le sue caratteristiche chimiche direttamente dal substrato roccioso (suoli acidi, basici, neutri; ricchi di carbonati o di silicati; argillosi, sabbiosi, ghiaiosi e così via).

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    Oggi, gli studi sui rapporti tra ambiente geologico e vini si sono moltiplicati e si fanno sperimentazioni in proposito negli USA, in Australia, nel Sudafrica, dove si stanno estendendo gli impianti di grandi vigneti.
    In questa prospettiva si inseriscono anche recentissime ricerche geochimiche, in Italia e in altri paesi, sulla possibilità di associare un vino tipico al suo territorio di produzione, attraverso l’analisi di isotopi radiogenici di alcuni elementi chimici specifici, che il vino eredita dalle rocce del sottosuolo della vigna di produzione.

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