TUTTI I NOMI DEL DIAVOLO: EVA
Kid Yugi, nome d’arte di Francesco Stasi, è un artista e rapper italiano che nel 2024 ha pubblicato il suo album più celebre, I nomi del diavolo. L’album all’inizio era composto da 16 brani; successivamente, l’artista ha deciso di aggiungere altre 6 canzoni, raggiungendo un totale di 22 pezzi, raggruppaati nell’album Tutti i nomi del diavolo.
Diversi brani, cosi come il titolo dell’album, rimandano metaforicamente a simboli religiosi e figure bibliche, descritte e cantate dall’artista in molte canzoni: tra i titoli troviamo riferimenti al diavolo e a creature maligne, come “Lilith”, “Lucifero”, “Capra a tre teste” e “L’Anticristo”.
Tra i piu celebri, vi è “Eva”, un brano angosciante e doloroso in cui l’artista sfoga la sofferenza di un amore tossico che lo allontana e lo lega contemporaneamente ad una donna.
Questa viene presentata metaforicamente come Eva, colei che scelse di mangiare il frutto proibito da Dio, diventando traditrice, immagine universale della tentazione e simbolo di peccato e di male. Eva, con il suo gesto, condannò al male non solo se stessa ma anche l’essere umano, determinando la caduta e il destino dell’umanità.
Yugi sceglie di chiamare Eva la sua donna proprio perché rappresenta il tradimento che lo ha condannato alla sofferenza, al malessere, all’angoscia.
EVA
Ehi, Eva, hai programmi stasera?
È la mia ultima cena al lume di candela
Sono stati mesi lunghi, non ti vedo da un'era
No, non c'è il terremoto, è il mio cuore che trema
Ehi, Eva, cosa fai questa sera?
Per te mi faccio la galera, ma sei tu la mia pena
Mo non ci parliamo più da quando hai morso la mela
Io ti ho dato le spalle, mi hai pugnalato alla schiena
Nei punti in cui mi toccavi ora ho un eritema
Per te cammino sul fuoco, attraverso la bufera
Mi ameresti senza un euro, senza la mia carriera
O mi guarderesti appena e forse ti farei pеna?
Farei un taglio sul polso lungo quanto il mondo
Per mostrarti la più piccola parte di quanto soffro
Sеi fuggita col vento, ora nel cuore ho un soffio
Mi hai fatto fare nottata come un bruttissimo sogno
Sei un faro a forma di scoglio, di te non ho bisogno
Sei solamente un imbroglio, sei tutto il male del mondo
So di non esserti piaciuto manco per un secondo
Sparisci dalla mia vista, sei tutto ciò che non voglio
Ehi, Eva, hai programmi stasera?
È la mia ultima cena, al lume di candela
Sono stati mesi lunghi, non ti vedo da un'era
No, non c'è il terremoto, è il mio cuore che trema
Ehi, Eva, cosa fai questa sera?
Per te mi faccio la galera, ma sei tu la mia pena
Mo non ci parliamo più da quando hai morso la mela
Io ti ho dato le spalle, mi hai pugnalato alla schiena
Se tu fossi in tribunale, vorresti me per poter fuggire
Perché ho imparato a perdonar le tue bugie (Sempre)
Ma, se fossi in ospedale, vorrei te prima di morire (Ancora)
La vita scorre davanti, occupi gli istanti
Dinamiche cattive con un cacciavite
Io provo chiodo schiaccia chiodo, scopo solo per venire
Eva, evadi e vai via dalla mia vita
Perché il cuore mio è una mela e dentro c'era un parassita (Eva)
Stringo il tuo seno, è come cogliere il frutto proibito
Mi lascia tutto stordito come togliere il buio all'abisso
Mi hai tradito con il serpente
La tua lingua biforcuta mi ha fatto i migliori – di sempre
Ehi, Eva, hai programmi stasera?
È la mia ultima cena, al lume di candela
Sono stati mesi lunghi, non ti vedo da un'era
No, non c'è il terremoto, è il mio cuore che trema
Ehi, Eva, cosa fai questa sera?
Per te mi faccio la galera, ma sei tu la mia pena
Mo non ci parliamo più da quando hai morso la mela
Io ti ho dato le spalle, mi hai pugnalato alla schiena
[Outro: Tedua]
Amore, occhi di cera anche stasera
Kid Yugi e Tedua, attori, ultima cena
I need to love, I need to love, need to love, uh (Yeah)
I need, I need, I need to love, uh-uh (Yeah)
È nella prima strofa che viene descritto un momento di rottura definitiva: un incontro, a cena, che sembra essere l’ultimo, che sembra significare un addio, un momento molto intenso emotivamente che porta l’autore ad usare metafore potentissime.
Il cantante sceglie l’espressione “ultima cena” per indicare il suo ultimo incontro con Eva, richiamando il momento biblico in cui Gesù viene tradito da Giuda e creando un parallelismo tra quest’ultimo ed Eva, a sua volta traditrice.
Alla metafora dell’ “ultima cena” viene accostata l’immagine del “lume di candela”: si trovano quindi sullo stesso piano il tradimento e il romanticismo, l’amore e la distruzione.
Creando questo parallelismo antitetico, con la metafora dell’ultima cena, il rapper sottolinea la precarietà del rapporto con Eva, la consapevolezza che il suo amore, seppur intenso e vivo, non è più qualcosa che porta solo del bene e che pertanto deve concludersi (“ultima cena”).
Il settimo verso (“mo non ci parliamo piu da quando hai morso la mela”) collega ancora una volta la donna amata ed Eva, il tradimento vissuto da Yugi tramite quello commesso da Eva.

Nelle strofe seguenti viene ripreso il tema della mela: questa volta il rapper lo paragona al suo cuore, infestato da un parassita, Eva.
Descrive di nuovo questo amore come qualcosa di malato, quasi marcio e infetto.
Sempre nella stessa strofa il seno di Eva viene paragonato al frutto proibito, simbolo del peccato: “Stringo il tuo seno, è come cogliere il frutto proibito”; non solo Eva, cioè la donna amata, è peccatrice, ma anche Yugi, che decide di cogliere il frutto proibito, amandola. Kid Yugi è, al tempo stesso, vittima del peccato e peccatore: vittima perché vive il tradimento di Eva, peccatore perchè vivendo fisicamente il suo amore, consapevolmente tradisce sè stesso e il suo ego.
Yugi, poi, introduce la figura del serpente, simbolo della tentazione, che nella Bibbia spinse Eva a tradire Dio, e che per Yugi rappresenta il soggetto del tradimento: la stessa Eva successivamente si trasforma in serpente dalla lingua biforcuta. Il rapper traduce la sua sofferenza mentale in dolore fisico, con immagini molto forti e d’impatto.
Il primo organo citato è il cuore, paragonato ad un terremoto. Yugi sta vivendo uno sconvolgimento emotivo cosi forte da fargli tremare il cuore, avverte un sisma interiore, uno stato d’ansia che lo accompagna durante la sua ultima cena, il suo ultimo incontro con Eva, fine della relazione.
I punti in cui Eva lo toccava presentano degli eritemi: l’amore lo coinvolge per intero, emotivamente e somaticamente; l’amore lo sovrasta completamente. “Farei un taglio sul polso lungo quanto il mondo per mostrarti la piu piccola parte di quanto soffro”: il dolore fisico non riesce ad esprimere la profondità della sua sofferenza.
Il dolore che prova lo descrive anche tramite l’utilizzo di luoghi e azioni specifiche: amare Eva significa essere imprigionato nel suo proprio sentimento, è attraversare la bufera, camminare nel fuoco; è un amore senza scampo, che logora, sfinisce e porta alla morte. È un viaggio alla cui meta non si ottiene salvezza, ma sofferenza.
Nella seconda strofa il rapper descrive Eva, “Sei un faro a forma di scoglio,.. sei solamente un imbroglio, sei tutto il male del mondo”: con questa anafora (sei) ne parla come qualcosa che sembra salvezza, come un faro, ma che poi si rivela essere il contrario, uno scoglio, come il loro amore.
Sono in antitesi la seconda e la quarta strofa poiché nella prima il cantante sembra respingerla, sembra non volerla più, “..di te non ho bisogno”, la paragona ad un bruttissimo sogno che non lo fa dormire, un amore che lo priva del sonno, lo deprime “mi hai fatto fare notatta come un bruttissimo sogno”.
Sembra volerla allontanare con foga, con decisione, scrive “sparisci dalla mia vista, sei tutto ciò che non voglio”; Yugi è consapevole di quanto Eva sia perversa e causa di dolore per lui a tal punto che la caccia via.
Nella quarta strofa, invece, viene fuori tutto il lato emotivo e innamorato dell’artista, lui la vuole con sè, non riesce a lasciarla andare, tanto che vorrebbe lei in ospedale prima di morire, “ma, se fossi in ospedale, vorrei te prima di morire”, vorrebbe che fosse lei l’ultima immagine terrena da ricordare per sempre.
Mentre nella seconda strofa a scrivere è deciso a respingere la donna amata: in questi versi, viene fuori tutta la sua fragilità: prova a liberare e lasciare andare il suo ricordo, prova a dimenticarsene con altre ragazze (“provo chiodo schiaccia chiodo”), ma si accorge che nessuna è come lei, che non può amare nessuna come ama lei, che le altre relazioni servono a colmare un vuoto “..scopo solo per venire”.
L’apostrofa, la chiama, si rivolge a lei, “Eva, evadi e vai via dalla mia vita”, ma al contrario del tono dell’altra strofa, qui Yugi la sta supplicando, non la sta cacciando, le sta chiedendo di lasciarlo libero, le sta chiedendo di portare a termine ciò che lui non è in grado di fare, le sta chiedendo di lasciarlo.
Quindi si vede una duplicità nell’animo e nelle intenzioni del rapper, che da una parte è consapevole del dolore causatogli da Eva, indescrivibile, traducibile in tagli e insonnia, ma dall’altra parte ne è dipendente emotivamente, incondizionatamente innamorato, completamente assorto e soffocato dall’amore che prova per lei, un amore claustrofobico che lo porta ad un dualismo interiore. Infine, a sottolineare per l’ultima volta l’essenza di questo amore fittizio sono gli occhi di cera di Eva, occhi senza vita, irreali, finti, proprio come il loro legame.
Femme fatale
Eva è quindi una donna amata e distruttrice contemporaneamente, è una tentatrice, una seduttrice per Kid Yugi che lo porta a soffrire, provocando in lui attrazione irresistibile da una parte, rovina dall’altra, rappresentando l’amore come una condanna.
È evidente il collegamento tra Eva e la figura della femme fatale presente in letteratura e nell’arte, archetipo di donna bella, misteriosa e seducente che intrappola i suoi amanti in situazioni tragiche o mortali.
Questa figura, già nella mitologia antica, si ritrova nella tradizione ebraica con Lilith, prima moglie di Adamo, rappresentata come demone, simbolo di lussuria e adulterio.
Nell’Odissea di Omero troviamo personaggi simili: Circe, figlia di Elio e della ninfa Perseide, seduce e prepara “pharmaka” con cui trasforma gli uomini a suo piacimento; le Sirene attirano con il loro canto e poi conducono a morte uomini che si trovano a navigare fra Scilla e Cariddi.
Elena di Troia ibcarna nell’Iliade l’idea di bellezza e rovina; è una femme fatale ante litteram: è la donna più bella del mondo e, insieme, causa della guerra di Troia; Salomè, nei Vangeli, attraverso il fascino della sua danza, ottiene la testa di Giovanni Battista.
Nella letteratura romantica la femme fatale si contrappone alla “donna angelo” della tradizione precedente.
Nel Faust di Goethe, Gretchen è una ragazza casta, pura, ingenua di cui Faust si innamora e che riesce a sedurre; per via della loro unione Faust vive una tragedia dietro l’altra tra la morte del figlio e quelle della madre e del fratello.
Durante il decadentismo e il simbolismo, la femme fatale diventa protagonista indiscussa.
Charles Baudelaire è innamorato di Jeanne Duval, che incarna la donna sensuale, ipnotica, pericolosa che turba l’animo del poeta innamorato perdutamente e morbosamente.
Ne Les fleurs du mal la presenza poliedrica della donna, descritta come donna-angelo ma anche come potente femme fatale, aderisce a un’estetica del male e del demoniaco tipica del decadentismo.
Femmes damnées
Comme un bétail pensif sur le sable couchées,
Elles tournent leurs yeux vers l'horizon des mers,
Et leurs pieds se cherchent et leurs mains rapprochées
Ont de douces langueurs et des frissons amers.
Les unes, coeurs épris des longues confidences,
Dans le fond des bosquets où jasent les ruisseaux,
Vont épelant l'amour des craintives enfances
Et creusent le bois vert des jeunes arbrisseaux;
D'autres, comme des soeurs, marchent lentes et graves
À travers les rochers pleins d'apparitions,
Où saint Antoine a vu surgir comme des laves
Les seins nus et pourprés de ses tentations;
II en est, aux lueurs des résines croulantes,
Qui dans le creux muet des vieux antres païens
T'appellent au secours de leurs fièvres hurlantes,
Ô Bacchus, endormeur des remords anciens!
Et d'autres, dont la gorge aime les scapulaires,
Qui, recélant un fouet sous leurs longs vêtements,
Mêlent, dans le bois sombre et les nuits solitaires,
L'écume du plaisir aux larmes des tourments.
Ô vierges, ô démons, ô monstres, ô martyres,
De la réalité grands esprits contempteurs,
Chercheuses d'infini dévotes et satyres,
Tantôt pleines de cris, tantôt pleines de pleurs,
Vous que dans votre enfer mon âme a poursuivies,
Pauvres soeurs, je vous aime autant que je vous plains,
Pour vos mornes douleurs, vos soifs inassouvies,
Et les urnes d'amour dont vos grands coeurs sont pleins.

In Klimt, Giuditta è la metafora della potenza seduttiva femminile che incanta gli uomini e li porta alla disperazione e spesso alla morte.
Nei film noir degli anni 40-50 del Novecento la femme fatale incarna l’emancipazione sessuale della donna la cui indipendenza genera nell’uomo insicurezze e timori.
La figura e il significato della femme fatale è evoluta col succedersi delle epoche (strega, vampira, dark lady): in ogni caso affascinante e distruttiva.
Anche la Eva di Kid Yugi è femme fatale, donna desiderata e dannante, che porta, per dirla ancora con Charles Baudelaire, “la douceur qui fascine et le plaisir qui tue”.