• NUTRIZIONE VEGETARIANA, ALIMENTI, EDUCAZIONE
  • 13 Febbraio 2015

    Nice to mee(a)t you

    Recentemente ho deciso di spolverare il mio povero inglese, abbandonato, ahimè, da tempo e perciò ridotto un disastro.


    E’ proprio necessario “improve my english”: mi servirà per parlare a persone straniere, per capirle e farmi capire, per scambiare conoscenze, pareri e impressioni sulle cose che interessano me e loro.
    Ora, dovete sapere (ma forse già lo sapete) che le parole inglesi non si leggono come le parole italiane: la nostra “i”, ad esempio, in inglese si legge “ai”, mentre “ee” si pronuncia “i”.

    Viste queste non piccole difficoltà, i dizionari inglese- italiano, accanto a ogni parola riportano, fra parentesi quadre, la “trascrizione fonematica” (oh mamma! Chiamiamola TF).
    La TF ci suggerisce la maniera corretta di leggere le parole, ci descrive il loro suono: da afferrare quando le parole le ascoltiamo, da riprodurre quando le pronunciamo.

    Per capire in fretta cos’è la TF cerchiamo sul Ragazzini (famoso dizionario inglese-italiano e italiano-inglese) la parola “bread”, “pane” in italiano.
    Troviamo: bread [bred].
    La TF ci dice che la parola “bread” si legge e si pronuncia “bred”, trascurando la “a” che pure vi è contenuta. Avete capito in quante stranezze possiamo incappare quando studiamo le lingue straniere!?

    Ma per quale motivo si parla di lingua inglese in uno spazio dedicato alla nutrizione? Ebbene un motivo c’è; i più furbi fra voi già lo hanno intuito; sanno che spesso sembra che divaghiamo, che ci occupiamo d’altro e invece...sempre là torniamo, alla nostra nutrizione.
    Questa volta il motivo sta in un’idea che nel momento stesso in cui mi si è presentata alla mente mi ha fatto sobbalzare sulla sedia; proprio come quando su una banale mappa geografica si intuisce il posto dove un tesoro è sepolto.

    Ecco il motivo del sobbalzo.
    Cerchiamo sul Ragazzini la parola “meat”. Trovata? Bene, cosa leggiamo?
    Meat [mi:t], n. carne (d’animale macellato, ucciso; esclusa la selvaggina e i pesci), cibo.
    Ora, cerchiamo sempre sul Ragazzini la parola “meet”. Trovata? Bene, cosa leggiamo?
    to Meet [mi:t] v. t., 1- incontrare, andare (o venire) incontro a; 2- conoscere, fare la conoscenza di, essere presentato a.
    Allora mi sono chiesto: come mai meat (carne) e meet (incontrare), già tanto simili, si pronunciano allo stesso modo? E qui mi si è aperta una costellazione di congetture legate all’uomo, alla sua evoluzione e al consumo di carne.

    Non conoscete il significato di “congettura”? Eccolo: “Congettura s. f., Ipotesi più o meno giustificata su dati generici, incompleti o inesatti”. (Devoto-Oli: Il dizionario della lingua italiana).

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    Dovete sapere che circa tre milioni e mezzo di anni fa comparvero, in Africa, i nostri più lontani antenati. Gli uomini di allora si nutrivano quasi esclusivamente di cibi vegetali (foglie, frutta, fiori, erbe, chicchi, semi, radici, ecc.) e di qualche insetto per caso presente sui cibi consumati; non cacciavano, non mangiavano carne, né sapevano governare il fuoco. Dopo circa un milione di anni, o giù di lì, gli uomini cominciarono a introdurre la carne nella loro dieta, seppure in piccole quantità e assai sporadicamente: con strumenti di selce la staccavano da carcasse di animali uccisi dai predatori e la mangiavano cruda.

    Più tardi l’uomo divenne un attivo cacciatore: con armi provviste di punte di selce, cacciando in gruppo, riusciva ad uccidere animali anche di grossa taglia.
    Ne volete una prova? Sentite questa. Qualche tempo fa, in Ucraina, a Meziric, fu ritrovato, sepolto dal fango, un accampamento di uomini risalente a circa 18.000 anni fa. Il campo era costituito da quattro capanne di pianta circolare che il fango aveva conservato magnificamente; se vi capita, andate ad ammirarle al Museo Zoologico di Kiev dove sono state trasportate.

    Ma perchè ci interessano tanto queste capanne? La risposta è che la loro struttura è quasi completamente fatta di ossa di mammut disposte ordinatamente. Ve ne mostro l’immagine, così potrete capire quanti animali l’uomo riusciva ad uccidere, in quel tempo, nelle battute di caccia.
    Ai tempi di Meziric uomini e donne avevano già ruoli diversi nelle piccole comunità umane; gli uomini si dedicavano alla caccia, le donne raccoglievano cibi vegetali e allevavano i piccoli.
    I cacciatori portavano al villaggio le carni degli animali abbattuti e le condividevano con la comunità: attorno alla carne ci si incontrava per banchettare e rafforzare così il sentimento di appartenenza al gruppo.

    Circa 11000 mila anni fa l’uomo cominciò a coltivare piante e ad allevare animali; la sua vita cambiò profondamente: da nomade divenne stanziale, da cacciatore allevatore. La sua cultura crebbe e, con la cultura, la sua capacità di esprimersi; fiorirono le arti, si arricchì il linguaggio, cominciò a nascere un’organizzazione della società abbastanza simile a quella odierna: furono introdotte nuove parole per nominare le cose, per esprimere il rapporto dell’uomo con la natura e con le esperienze vissute. Fu mantenuto il costume di celebrare i momenti più importanti del vivere sociale organizzando feste in cui si mangiava più del solito e, in particolare, carne.

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    E forse furono queste occasioni in cui ci si incontrava e si consumava carne, considerata cibo nobile e ricco, che nella mente dell’uomo le parole “meet” e “meat” assunsero un significato affine, palleggiandosi la descrizione di un evento in cui tutti e due gli aspetti erano contemporaneamente presenti: l’esperienza dell’incontro e il consumo di carne.

    E’ andata proprio così per “meet” e “meat”? Può darsi, anche se, come dicevamo, sono solo congetture. Tuttavia... abbastanza credibili. Anzi, vi dirò di più, in tutta confidenza... ne abbiamo alcune prove.

    Oggi sappiamo che la carne, tanto apprezzata in alcune epoche della storia dell’uomo, non è necessaria per crescere sani e forti e che se mangiamo cereali, legumi, vegetali, frutta possiamo anche farne a meno. Se faremo questa scelta, avremo tanti ringraziamenti dagli animali che oggi sacrifichiamo per mangiarli e dal nostro pianeta che potrà trarre un sospiro di sollievo sentendosi meno inquinato.