• NUTRIZIONE VEGETARIANA, ALIMENTI, EDUCAZIONE
  • 3 Novembre 2015

    Da genti e paesi lontani

    Pronti a partire? 
Ognuno prenda la sua bussola! 
Non ce l’avete? Ma ci serve per orientarci! Siamo diretti a Est... verso il profondo Est. Come ci andiamo se  non
sappiamo da che parte è l’Est!?

    Allora....Fatevi regalare una bussola. Oppure, svuotate il salvadanaio e andate ad acquistarne una. Spendete pure tutto: ne vale la pena.
    Eccome!

    Siete gelosi dei vostri soldini? Non volete spenderli? Allora...fatevi prestare l’i-Phone da papà o da mamma, cercate l’icona della bussola, sfioratela con il vostro piccolo indice e ruotate l’apparecchio fino a quando sullo schermo apparirà l’indicazione “Est”. Più precisamente “90° Est”.

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    Nessuno in famiglia possiede un i-Phone!? Allora facciamo così: fatevi svegliare poco prima che il Sole sorga e ... piazzatevi di fronte alla nostra stella nascente. Lo farete? Bene, dove il Sole sorge ... quello è l’Est. 
Proprio così: dalla parte dove il Sole sorge. Tanto che il punto cardinale Est è detto anche Oriente (dal latino “oriens”, che significa “che sorge”, riferito al Sole).

    E’ là che andremo, in Oriente. Nell’estremo Oriente. Viaggio mooooolto lungo. E per capire bene verso dove siamo diretti il mezzo ideale è l’Atlante Zanichelli 2015: chiamiamolo AZ 2015.
Zanichelli fa con i suoi atlanti ciò che i produttori di vino fanno con le loro bottiglie: indica l’annata; ci dice che quella rappresentata sulle carte è la situazione del mondo in quell’anno.

    Gli esperti  di atlanti sanno che consultando edizioni un po’ invecchiate vedranno rappresentato il mondo com’era e potranno viaggiare nella storia, nel tempo e nella memoria.
Comunque, per i nostri obiettivi va bene anche un AZ 2010 o 2008 e perfino 2001. Il mio è un 1996 e va benissimo.


    Apriamo dunque l’atlante alla carta dell’Asia settentrionale e centrale. Individuiamo la nostra posizione: l’Italia è all’estrema sinistra e piuttosto in alto; la nostra meta è sulla pagina di destra, l’estremità orientale dell’immenso continente asiatico.
 Ma, qual’è lo scopo del nostro viaggio, noi che ci incontriamo per parlare di nutrizione? Perchè l’Asia? Perchè la Cina, l’India, la Malesia?

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    Ssssss....Avvicinatevi....Ancora un po’...Ve lo dico in confidenza...le Spezie!! 
Cosa? Le Spezie. E cosa sono le spezie? Ma come cosa sono le spezie: cannella, pepe, chiodi di garofano, zenzero, cardamomo, curcuma, noce moscata e tante altre ancora... Preziose più dell’oro e dell’argento. Meglio l’oro, dite voi! 
Per le spezie in passato gli uomini hanno combattuto sanguinose battaglie per terra e per mare; briganti e pirati, per terra e per mare, assalivano carovane di mercanti e galeoni per impadronirsi delle spezie trasportate e arricchirsi.

    Vuoi mettere il tesoro dell’isola del Tesoro? Dite voi. Ma ai tempi gloriosi del commercio delle spezie non c’era tesoro più tesoro delle spezie stesse. Tutti i commercianti facevano a gara per individuare la via che permettesse di trasportarle nel tempo più breve possibile e con minor rischio dall’estremità orientale dell’Asia al cuore dell’Europa. Fu anche, e soprattutto, per raggiungere i paesi produttori di spezie che Marco Polo e Cristoforo Colombo si misero in viaggio.


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    Ma come arrivarci? Come raggiungere i luoghi del tesoro? 
Prendiamo un aereo, direte voi. Oggi è possibile. Ma pensate che il commercio delle spezie era già fiorente ai tempi dei Faraoni, proseguì con i Romani e raggiunse il suo culmine fra il trecento e il seicento. A quei tempi non c’erano ancora aerei, treni, auto, strade e autostrade; a volte non c’erano neppure sentieri.

    Non c’erano satelliti, computer, telefoni, radio, televisione e altri mezzi per comunicare. I messaggi erano consegnati a mano; la comunicazione delle notizie era affidata ai messaggeri, uomini che a piedi o a cavallo raggiungevano con molto rischio e molta fatica il luogo e le persone cui la notizia era indirizzata. Immaginiamo il mondo di allora senza mezzi e vie di comunicazione e torniamo alla nostra carta dell’Asia.

    Come raggiungere dunque l’Estremo Oriente e portare nel cuore dell’Europa il mondo di aromi e gusti racchiusi nelle spezie asiatiche? 
Dopo lungo cercare, dopo lungo patteggiare, i mercanti alla fine individuarono alcune vie, alcune rotte intercontinentali o interoceaniche più favorevoli di altre per portare a buon fine i loro traffici commerciali: la Via della Seta e la Via dell’Incenso, prevalentemente per terra; la Rotta delle Spezie per mare.

    Carovana cammelli

    Fra un po’, parlando di queste vie, citeremo città e luoghi toccati e attraversati da carovane e galeoni nel corso di quei lunghissimi viaggi; cercateli nell’indice dei nomi in fondo all’atlante, li troverete assieme alle coordinate riferite alle mappe: seguite le indicazioni e individuerete il luogo cercato.
    Sarà un misto di caccia al tesoro e battaglia navale.

    La Via della Seta collegava l’attuale Xi’an, in Cina, all’Asia Minore e al Mediterraneo attraverso itinerari settentrionali e meridionali.
    I rami settentrionali erano principalmente due: il primo partiva dalla città di Xi’an (cercatela nell’indice e poi sulla carta) e raggiungeva Dunhuang, a nord ovest. Lì si divideva in tre rami: il primo seguiva il margine sud del deserto Taklimakan (guardate quanto è esteso!), ai piedi del Tibet; il secondo lo aggirava a nord, ai piedi dei Tian Shan, i Monti Celesti. 

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    Questi due rami si riunivano a Kasgar. Il terzo ramo, toccata Turpan, attraversava i TianShan in direzione dell’attuale Kazakistan. Tutti questi percorsi si riunivano poi nell’antica regione di Sogdiana (non c’è sulla carta con questo nome); da lì proseguivano attraverso gli attuali Uzbekistan, Afghanistan, Turkmenistan e Iran fino a Baghdad e da qui raggiungevano il Mediterraneo.


    Un altro ramo più a nord e meno battuto, costeggiava il fiume Amu Darya, passava tra Mar Caspio e Aral e raggiungeva La Tana, nella penisola di Crimea. Qui ci si imbarcava e, toccata l’attuale Istanbul, per mare si raggiungeva Venezia.


      Tian Shan

    I rami meridionali della Via della Seta collegavano la Cina all’India e all’Oceano Indiano attraverso il Sichuan. Dalle coste indiane si raggiungeva Baghdad e l’Occidente navigando il Mar Rosso e il Golfo Persico.
    Chi non ricorda Baghdad e Sinbad il marinaio o le innumerevoli figure di mercanti e visir che popolano le meravigliose storie delle “Mille e una notte”? Rileggete qualcuno di quei racconti e assaporerete l’atmosfera di traffici e avventure che accompagnavano la vita e i commerci in quei tempi.

    Fu Vasco de Gama, grande navigatore portoghese, a indicare nel 1498 la Rotta delle Spezie, via marittima dall'Europa all'India e alle Isole Molucche. Seguiamone il percorso sulla carta: partiamo da Lisbona, doppiamo il Capo di Buona Speranza, risaliamo le coste dell'Africa orientale e, attraversato il Mare Arabo, raggiungiamo le città di Goa, Calicut e Cochin nel Malabar sulla costa sud-orientale dell'India. Dopo una breve sosta, di nuovo in mare per circumnavigare India e Sri Lanka, poi, attraverso il Golfo del Bengala, lo Stretto di Malacca, il Mar della Sonda e il Mar di Banda eccoci alle Molucche, le Isole delle Spezie, e alle città di Ambon e Ternate.

    Goa, Calicut, Malabar, Malacca, Mar della Sonda, Mar di Banda, Molucche: sono sicuro che anche voi, come me, avete già immaginato chissà quante navi di pirati che solcano velocissime questi mari dai nomi magici.

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    La Via dell'Incenso collegava al Mediterraneo, meta finale del commercio, l'estremità della Penisola arabica: in Oman e Yemen incenso, sandalo, muschio e altre essenze profumate, canfora, bambù, pepe, noce moscata, chiodi di garofano e cinnamomo, oro, argento e pietre preziose, riso, cereali e zucchero di canna giungevano dalla Cina e dall’India. Era la "Strada del Mar Rosso" a portarle al Mediterraneo.

    Ma perchè tanta importanza alle spezie? Non sono essenziali per la nostra nutrizione. E allora perchè avventurarsi in pericolosi, interminabili viaggi in terre lontane al fine di possederle?

    L’uso e il consumo delle spezie avevano soprattutto significati edonistici, voluttuari e sociali: non servivano a nutrirsi ma a godere del piacere suscitato dai loro profumi e dai loro sapori; inoltre gli uomini di allora pensavano che chi possedeva e consumava spezie era un uomo davvero importante, potente, e lo teneva in alta considerazione.
    A fine pranzo, re e imperatori erano soliti distribuire ai loro invitati piccoli pacchetti di cannella e cardamomo dello Sri Lanka, chiodi di garofano delle Isole Molucche, zenzero di Zanzibar ottenendo (oltre al primato mondiale del massimo numero di “Z” presenti in tre parole) il riconoscimento della loro grandezza da parte dei loro ospiti.

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    “Edonistico”...”Voluttuario”... Vi piacciono queste parole? Cercatele sul Devoto-Oli o sullo Zingarelli, dizionari della lingua italiana che ci spiegano il significato delle parole.

    Scopriamo, dunque, che per noi uomini il cibo non sempre è legato alla necessità di nutrirci; esistono consumi indotti dal piacere che quel determinato cibo suscita; ci intrigano profumi e sapori estranei alle nostre abituali esperienze sensoriali, capaci di trasportarci nei lontani mondi orientali: a Malacca o a Goa o a Baghdad e alle loro notti ricche di essenze mielate e ai suoi cieli neri, profondi e stellati. Cieli e profumi di un tempo passato.

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    Ma non succede la stessa cosa anche a voi? Non mi direte che mangiate caramelle o mentine per nutrirvi? O che divorate Muu Muu perchè avvertite un languorino allo stomaco? Non mi convincerete mai che addentate cioccolato fondente per fame! E’ che caramelle, cioccolato e quant’altro hanno proprio i sapori che il vostro gusto adora.

    Sono d’accordo con voi... certi cibi meritano il Paradiso, adagiati nel cuore del nostro cuore, misteriosamente compenetrati nella nostra memoria, incorrutibilmente prediletti.

    “Incorrutibilmente”...vi piace questa parola?...

    Vi confesso, sono assillato da una domanda che mi frulla nella mente e rimbalza nel mio cervello dall’emisfero destro al sinistro e poi ancora al destro ... e così via; ed è questa: perchè è sempre dall’Oriente che ci arrivano cibi e merci a noi sconosciute e dalle quali, una volta gustate, non riusciamo più a staccarci tanto ci piacciono? Pensiamo, al di là delle spezie, a tutta la frutta originaria dell’estremo Oriente: pesca, arancia, mandarino, nespola, ecc. ecc..

    Perchè proprio laggiù hanno avuto origine e si sono diffuse? Perchè a Oriente e non a Occidente? Ci avete pensato anche voi? 
E’ veramente difficile dare una risposta.

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    Forse può aiutarci il Professor Lutezio de’ Georgofili, esimio geografo fiorentino.
    
“O che volete che venghin...che vengano da Ovest?! Le piante e le spezie, dico...Ma l’avete guardata la carta geografica? E allora? Ditemi un po’...vi faccio una domandina semplice semplice...che è questa... O che c’è a Occidente dei confini del nostro paese?” La Francia, rispondiamo noi. “E a Ovest della Francia?” L’Oceano Atlantico. “E allora... O che volete che sull’Oceano Atlantico spuntino erbe e piante?.. E sì, sta a vedere che l’Oceano ci produce i cocomeri o i chiodi di garofano. Ma guardate un po’ a Est ...sulla vostra carta ...e rispondete a questa domandina semplice semplice... che è questa... Che distanza c’è fra la costa occidentale d’Europa e la costa orientale d’Asia. Eh? Non lo sapete eh!?... Ve lo dico io... decine di migliaia di chilometri... di continente, di territori, di terreno... su cui possono crescere tutte le piante che volete...d’ogni genere...E infatti...crescono! Il terreno, il Sole, la latitudine, i venti... insomma la Geografia fa nascere e crescere specie botaniche nuove, sconosciute,... I-GNO-RA-TE!!... Specie da chi fa le domande che fate voi.”

    E’ davvero così come dice de’ Georgofili: il pepe, la noce moscata, i chiodi di garofano, lo zenzero, il cardamomo hanno trovato nel continente asiatico il quadro geografico adatto per nascere e diffondersi.
    Le spezie viaggiano da millenni dall’estremo oriente verso di noi: speriamo che continuino a farlo ancora per molto. O anche per sempre. Perchè no?! Non ne saremmo affatto addolorati. 

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