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  • 3 Marzo 2016 | Gallery

    Il Simbolismo. A Milano, Palazzo Reale

    "Il Simbolismo. Arte in Europa dalla Belle Époque alla Grande Guerra" è una grande mostra che si inserisce in un preciso programma che Palazzo Reale dedica all’arte tra fine Ottocento e inizio Novecento.

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    Il Simbolismo è, al tempo stesso, un momento di chiusura al progresso e a una società dominata dall’imperio della quantità e di apertura per affermare una modernità che, sulla scia della poesia di Baudelaire, fa della resistenza al moderno il proprio segno di riconoscimento.
    Emblema della caduta e del fallimento, I fiori del male sono il punto di partenza di un momento culturale che si definisce in primo luogo attraverso la negazione: rifiuto del reale ridotto alla semplice percezione intuitiva, rifiuto dell’accademismo, rifiuto del naturalismo e del verismo. La lunga lista dei rifiuti sembra definire il simbolismo come l’ultima risposta alla triplice frustrazione dell’uomo moderno: frustrazione generata, storicamente, da Copernico (l’uomo non è più al centro dell’universo), da Darwin (l’uomo non è il compimento dell’evoluzione) e da Freud (l’uomo è incapace, per natura, di dominare le proprie pulsioni interiori). 

    Il simbolismo in Europa: I Fiori del Male o la fine dell’umanesimo europeo
    Michel Draguet

    Momento centrale della storia culturale dell’Europa di fine Ottocento, il termine “simbolismo” serve oggi a raggruppare sotto un’unica etichetta realtà diverse e talora contrastanti: personalità tanto dissimili quali Vincent Van Gogh, James McNeill Whistler, Gustave Moreau, Paul Gauguin, Pierre Puvis de Chavannes, Edward Burne-Jones, Gustav Klimt, Arnold Böcklin, Fernand Khnopff o Giovanni Segantini (per limitarsi ai soli pittori) o cerchie di più facile definizione – come i membri della scuola di Pont-Aven o i partecipanti al Salon de Rose+Croix – ma non meno inconciliabili. A lungo limitato all’ambito franco-francese, il simbolismo conobbe una diffusione europea che contribuì anche a diluirne il senso, assimilandolo all’idea di fin de siècle e aprendolo alla totalità dei mezzi espressivi. 

    Tale carattere di indeterminatezza è ulteriormente rafforzato dalle differenze di interpretazione che, in ogni cultura europea, collocano il simbolismo in funzione delle tendenze che lo hanno preceduto. Così, la cultura tedesca sovrapporrà al termine di “simbolismo” quello, più ampio, di “post-romanticismo”.

    Quest’ultimo concetto, particolarmente adeguato all’ambito mu-sicale, estende la sensibilità romantica a tutto il secolo. Tali sfumature, rivelatrici di tradizioni diverse, andranno ad arricchire i principi del simbolismo. Lungi da in tenzioni lascive, la decadenza propugnata da alcuni dei suoi rappresentanti corrisponde soprattutto all’esigenza di ricomporre una cultura vissuta come un retaggio in pericolo, come un bene prezioso a rischio di essere fagocitato dal materialismo, come una perdita generalmente condizionata dallo sviluppo socio-economico – laddove, per esempio, la situazione della Francia decaduta dopo il 1870 non trova che un’eco affievolita nel Belgio trionfante di Leopoldo II.

    Di qui, questo desiderio di tessere il senso dell’opera moltiplicandone i riferimenti: al passato e, in particolare, al Rinascimento italiano in quanto culla dell’umanesimo, nonché alle altre arti – musica e letteratura in primis –, nella ricerca di un’armonia che trascenda le differenze per affermare l’unitarietà dell’idea. Il fitto intreccio di riferimenti letterari si rifà all’ideale purezza di un passato immaginario. Al Medioevo ideale dei preraffarelliti inglesi corrisponde un gusto per i primitivi che deriva dall’esigenza di rintracciare le proprie radici nazionali. L’umanesimo vi brilla di una luce tanto più singolare in quanto, in questo scorcio finale dell’Ottocento, esso sembra essere giunto al capolinea; da qui l’abbandonarsi a formule passate, espres- sione di un’acuta sensibilità per la cultura alta, per la raffinatezza formale, per le analogie simboliche. In questo contesto, Botticelli gode di un’aura particolare, come se incarnasse da solo una velleità manieristica che corrisponde al desiderio dei contemporanei di fuggire il presente. Partendo da un dialogo con questo maestro del Rinascimento, Octave Mirbeau scaglierà una violenta invettiva contro i simbolisti di ogni genere.

    Partita dall’Inghilterra e dai preraffaelliti, che ne fecero il loro segno distintivo, questa infatuazione per i primitivi conquisterà l’intera Europa. I lavori degli studiosi, ma anche le monografie di ispirazione poetica che scrittori come Jules Destrée o Gabriel Séailles dedicano a Hans Memling o a Leonardo da Vinci alimentano le ricerche dei pittori, che attingono da quel passato un nuovo modo di guardare al presente.

    Dal punto di vista figurativo, si avvia un recupero delle immagini di quel ‘paradiso perduto’ identificato nella pittura dei primitivi italiani e, in generale, dei miti originari. Grande tramite di questa rivoluzione delle immagini è la letteratura, in cui il tema del sogno, del delirio indotto dagli oppiacei, della follia sembra unificare quella cultura europea che verrà rivoluzionata dal volume dell’Interpretazione dei sogni pubblicata da Sigmund Freud a Vienna nel 1900. Ne deriva il recupero della dimensione onirica, del mondo eroico della mitologia, di temi scabrosi come l’amore erotico, la morte e il peccato. (Continua)
    (Dal catalogo della mostra)

    La mostra presenta per la prima volta in Italia alcuni tra i più significativi capolavori del Simbolismo europeo. Innanzitutto vedremo alcune delle icone dell’idea simbolista del mondo: Carezze (L’Arte) la straordinaria donna/ghepardo di Fernad Khnopff; La testa di Orfeo galleggiante sull’acqua di Jean Delville, entrambi provenienti da Musées Royaux des Beaux-Arts de Belgique di Bruxelles; l’enorme, sublime opera di Ferdinand Hodler, intitolata L’Eletto, dall’Osthaus Museum di Hagen e Il silenzio della foresta di Arnold Böcklin, dalla Galleria Nazionale di Poznan. Si tratta di opere mai viste in Italia che già stanno generando una grande aspettativa fra pubblico e critica.

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    Una delle sezioni più scenografiche della mostra saranno poi le sale dedicate alla Biennale del 1907: una straordinaria vetrina di confronto tra l’arte italiana più evoluta, cresciuta anche dal confronto con le grandi mostre della Secessione di Berlino e di Vienna. Giulio Aristide Sartorio è presente con l'imponente ciclo pittorico Il poema della vita umana, realizzato per la Biennale del 1907, la stessa dove venne allestita la famosa Sala dell'Arte del Sogno che ha rappresentato la consacrazione ufficiale del Simbolismo in Italia. Il ciclo di Sartorio sarà affiancato in mostra dall’istallazione sonora dell’artista vicentino Alberto Tadiello, il cui intervento sonoro - l’incipit di una composizione musicale ripetuto molte volte in modo sfalsato- crea una nuova esperienza di fruizione artistica.

    L’”arte del sogno”. Il simbolismo in Italia
    Fernando Mazzocca

    “Noi siamo fatti della stessa sostanza di cui sono fatti i nostri sogni e la nostra breve vita è avvolta nel sonno.” (Shakespeare, La Tempesta)

    Il simbolismo, riuscendo a coinvolgere anche da noi come nel resto d’Europa le arti figurative, l’architettura, la letteratura e la musica, ha contribuito a rinnovare profondamente la cultura italiana, facendola entrare nella modernità e anticipando il futurismo. Questo movimento, che si è manifestato dalla fine degli anni Ottanta dell’Ottocento alla vigilia della Prima guerra mondiale, ha infatti attraversato due secoli riuscendo a interpretare insieme gli entusiasmi e le inquietudini della cosiddetta Belle Époque. La forza del simbolismo è stata quella di riuscire a rappresentare, penetrando anche nel territorio dell’inconscio, i grandi valori universali dell’umanità – il senso della vita e della morte, la fantasia, il sogno, il mito, l’enigma, il mistero – in un momento in cui sembravano minacciati dall’avanzare del progresso scientifico e tecnologico.

    Se Segantini e Previati hanno rappresentato le due anime del movimento, una più legata alla dimensione della realtà naturale, l’altra a quella del sogno, Pellizza da Volpedo e Morbelli confermano come il divisionismo italiano, assolutamente all’altezza delle altre avanguardie europee, abbia raggiunto i suoi risultati più alti proprio quando, creando l’“arte per l’idea”, è passato dal realismo alle istanze simboliste.

    Rispetto al clima milanese, rappresentato soprattutto da Segantini, Previati, Pellizza e Morbelli, la situazione appare molto diversa a Roma dove, anche per l’influenza di d’Annunzio, i grandi protagonisti come Sartorio e De Carolis hanno elaborato una pittura che si rifaceva alla tradizione, soprattutto al Rinascimento, e privilegiava il mito o l’allegoria, seguendo le orme dei preraffaelliti inglesi come Rossetti, Holman Hunt e Burne-Jones.

    Non è mancato un proficuo rapporto con i grandi simbolisti stranieri presenti in Italia, come Böcklin, Klinger, von Stuck, Klimt, conosciuti soprattutto attraverso le Biennali di Venezia, che sono state delle straordinarie occasioni di confronto internazionale. A questo proposito è stata memorabile la famosa Sala dell’Arte del Sogno, allestita alla Biennale del 1907, che ha rappresentato la consacrazione, suggellata proprio dall’incontro tra artisti italiani e stranieri, di un movimento che si era affermato come l’interprete privilegiato dello spirito del tempo. La presenza alla stessa rassegna dell’impressionante ciclo monumentale di Sartorio, Il Poema della vita umana, come la decorazione delle otto vele della cupola del Padiglione Centrale dei Giardini, realizzata nel 1909 da Chini con la rappresentazione allegorica de L’Arte attraverso i tempi (o le Allegorie dell’Arte e della Civiltà), e infine i diciotto pannelli sul tema della Primavera che perennemente si rinnova, eseguiti sempre da Chini per l’edizione del 1914 e destinati alla sala che esponeva le sculture del dalmata Ivan Meštrovic, sembravano consacrare il simbolismo, declinato in due stili molto diversi ma nella stessa trascinante dimensione eroica e visionaria, come il linguaggio figurativo in cui l’Italia potesse riconoscersi, ritrovando una sua unità e grandezza. Del resto era stato lo stesso Sartorio, designato nel ruolo di pittore vate, a interpretare attraverso un sofisticato e complesso itinerario simbolico lo spirito della nazione nel monumentale fregio realizzato tra il 1908 e il 1912 nell’aula del Parlamento a Montecitorio.

    Era come se in questa potente trasfigurazione eroica, proiettata tra Fidia e Michelangelo, dove attraverso l’originale sperimentazione tecnica dell’antico encausto pittura e scultura apparivano confrontarsi e fondersi, venisse annullata la cruda realtà di un ventennio che, preceduto dalla grave crisi economica del 1887-90, era stato uno dei più drammatici e controversi della storia d’Italia: una nazione ancora giovane che si trovò impegnata a fare i conti con il difficile processo unitario e con la pesante eredità di un grande quanto ingombrante passato.(Continua)

    (Dal catalogo della mostra)

    Attraverso 18 sezioni tematiche, il percorso espositivo si svolge poi tra atmosfere e dimensione oniriche: accompagnato dalle poesie di Baudelaire, tratte dalla raccolta ‘I fiori del Male’ il visitatore attraverserà le sale della mostra passando dalle rappresentazioni demoniache di Odillon Redon, alle rappresentazioni dei miti di Gustave Moreau, al vitalismo di Ferdinand Hodler, al colorismo dei Nabis. Le interpretazioni dell’amore di Giovanni Segantini, l’immaginario divisionista di Gaetano Previati e la magia della decorazione di Galileo Chini renderanno conto, tra l’altro, dell’importanza del movimento simbolista in Italia, permettendo così di riscoprire nomi meno conosciuti: Luigi Bonazza, seguace italiano di Klimt, Leo Putz, Giorgio Kienerk e gli scultori Leonardo Bistolfi e Amleto Cataldi. Il percorso espositivo si chiude immergendo lo spettatore nell'atmosfera fantastica delle Mille e una notte, il ciclo decorativo realizzato da Zecchin alla vigilia della Grande Guerra.

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    Il Simbolismo. Arte in Europa dalla Belle Époque alla Grande Guerra
    Palazzo Reale, 3 febbraio – 5 giugno 2016

    Orari apertura 
    lunedì 14,30 - 19,30 - martedì - mercoledì - venerdì - domenica 9,30 - 19,30
    giovedì - sabato 9,30 - 22,30

    Biglietti:
    Intero 12 €, Ridotto 10 €, Ridotto speciale 6 €
    Biglietto Famiglia € 10,00 adulto (1 o 2 adulti) € 6,00 per bambino da 6 a 14 anni

    Informazioni e prenotazioni:
    02 54914
    www.mostrasimbolismo.it