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Seduto a poppa della Nellie, una iolla da crociera, all'ancora in attesa del riflusso sull'estuario del Tamigi, Charlie Marlow racconta a un gruppo di amici di quando navigava al largo della costa occidentale d'Africa: una Compagnia inglese gli aveva offerto il comando di una imbarcazione che avrebbe risalito un grande fiume (forse il Congo) per commerciare con i nativi di quelle regioni "coloniali". "Una volta, ricordo, ci imbattemmo in una nave da guerra ancorata al largo della costa. Non c'era neanche una capanna in quel tratto, e la nave bombardava la boscaglia. A quanto pare i francesi avevano in corso da quelle parti una loro guerra. La bandiera nazionale pendeva flaccida come uno straccio; le bocche dei lunghi cannoni da sei pollici sbucavano tutt'intorno dallo scafo basso; un oleoso e viscido mare lungo lo dondolava pigramente su e giù, facendo oscillare i suoi alberi esili. Nell'immensità vuota della terra, del cielo e dell'acqua, c'era quella nave, incomprensibile, intenta a bombardare un continente.". E' passato più di un secolo dalla pubblicazione di Cuore di tenebre (J. Conrad, 1899) e, tuttavia, anche alla nostra sensibilità risulta incomprensibile e quasi surreale una cannoniera che bombarda un continente. Non però se consideriamo quanto accaduto all'ambiente del nostro pianeta in seguito all'avvento e allo sviluppo dell'industria e delle sue strategie economiche, e quanto necessità energetiche e sfruttamento delle risorse naturali hanno inciso sul mondo intero, colonizzando anche la nostra psiche. Quella nave è l'uomo e il continente la Natura. Conrad conosce la rotta definita dal potere del denaro, il verso dell'evoluzione del mondo nuovo: il fumo dei piroscafi contro il candore delle vele, il rumore assordante dei motori contro il sussurro dei venti. Sa che "il fumo eruttato dalla corta ciminiera nera della Nettuno", cannoniera olandese al comando del luogotenente Heemskirk oscurerà "il soleggiato candore delle vele del Bonito", il brigantino di Jasper Allen, scafo che "sembrava possedesse il segreto della perpetua giovinezza" (J. Conrad: Freja delle Sette Isole, 1912). Il petrolio, non più il vento, sarà la forza traente del mondo. L'attuale crisi ambientale è la conseguenza dello sfruttamento illimitato delle risorse naturali da parte dell'uomo "tecnologico". L'immane consumo energetico a sostegno dello stile di vita scelto dalle società sviluppate comporta la produzione di sostanze inquinanti le cui concentrazioni modificano i caratteri fisici dell'ambiente, con gravi riflessi sull'intera biosfera. Quanto ruota intorno alla nutrizione umana contribuisce in larghissima misura al consumo energetico e alla produzione di inquinanti ambientali, per cui abbiamo voluto dedicare, in questo numero di "Nutrirsi", un ampio spazio alle conseguenze sugli ecosistemi dei consumi legati ai differenti stili alimentari dell'uomo e alle modalità di produzione e distribuzione dei cibi. Di interesse più classicamente nutrizionale gli articoli dedicati alle piante aromatiche e al miele; la classificazione botanica include le prime nell'ordine delle Lamiaceae o Labiate: nell'articolo di Valente e Canini se ne descrivono i caratteri, se ne evidenziano le problematiche legate agli ecosistemi, se ne indicano le utilizzazioni da parte dell'uomo. Uno sguardo generale al pianeta-miele (Bertini) è seguito da una sintetica e sapiente monografia di Antonella Canini sul miele di acacia. Ancora al miele e alla sua presenza nel mondo antico è dedicato l'articolo dell'archeologo Dincer Savas Lenger. Sulle api, sugli oli essenziali e sugli odori delle aromatiche ci si sofferma in Children's Corner; ai profumi della primavera percepibili in molti vini all'atto della degustazione dedica l'articolo il sommelier Emanuela Giuseppetti. Buona lettura.
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