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EDITORIALE

13L’uomo, nella sua storia evolutiva, ha accolto come cibi molte specie naturali vegetali e animali: ha selezionato quelle più vantaggiose, è arrivato a gestirne il patrimonio genetico, a modificarne caratteri e qualità nutrizionali.
Nelle società avanzate va emergendo una viva sensibilità verso tutto ciò che è “naturale” e il cui uso e consumo agevoli la vita, preservi la salute, promuova il benessere e non danneggi l’ambiente; il vegetarismo è, fra gli stili alimentari dell’uomo, quello che più si avvicina a tali aspirazioni.
Innumerevoli studi pubblicati su riviste scientifiche hanno evidenziato che i principi nutritivi derivati dalle piante e dai loro prodotti sono utili nel prevenire e curare malattie cardiovascolari, diabete, obesità e che, inoltre, riducono il rischio per molteplici tipi di neoplasie.
Rapporti ufficiali della FAO e dell’ONU indicano nell’allevamento animale e in tutto ciò che vi ruota intorno una tra le prime fonti di produzione di gas serra, all’origine dell’attuale crisi climatica: un’alimentazione basata sulle piante contribuisce a mantenere gli equilibri del pianeta e a conservare le diverse forme di vita che lo abitano.
Vegetarismo è anche, per l’uomo, rispettare i diritti degli altri animali, riconoscere il loro interesse a non soffrire, a non essere mutilati, a non essere confinati: nella scelta di non nutrirsi degli animali è l’umanità che si esprime e afferma i propri valori etici riconoscendo i suoi stessi diritti all’altro da sé, al naturalmente diverso e necessariamente simile.
Nel mondo intero va crescendo il numero dei vegetariani; in Italia, il 7% della popolazione si nutre esclusi- vamente o prevalentemente di cibi vegetali (dati Eurispes, 2011).
Vincenzino Siani
Presidente Società Italiana di Nutrizione Vegetariana SINVE